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Aspetti del carattere romano nella canzoni romane

Oggi mi permetto un esperimento ar_dito, che non è quello di metterlo nell’occhio , bensì di porre tramite canzoni due modi di

essere a confronto: il napoletano e il romano e per questo verrò segnato a dito!.

 

Per fare questa operazione ho scelto canzoni che avessero  pressappoco la stessa tematica. Esse sono:

Pescatore di Posillipo: mi scuso per  la traduzione  forse non necessaria.


Pescatore di questo mare di Posillipo
Che ogni notte mi senti cantare,
pescatore, queste parole sono lacrime
per Maria che è lontana!...

Dorme il mare... Rema, rema...
Tutto è pace intorno a me...

Ma perché,
ma perché mi hai lasciato
mentre io muoio, questa notte, per te!?

Casetta del Capo di Posillipo
Spunta la luna e viene a baciarti
Quante notti ho perso guardandoti,
quanti giorni ho visto nascere!...

Dorme il mare... Rema, rema...

Zitto, cuore, che a riva a Posillipo,
vedo un'ombra che mi fa un cenno...
Una manina ed una voce mi chiamano:
fra queste braccia Maria vuole tornare
Dorme il mare... O mia bella vieni!
In cielo la luna sale e va...

Vita mia!
Vita mia mi vuoi bene?
Ma se è un sogno non farmi svegliare...


Dorme il mare... Rema, rema…

"il barcarolo romano" cliccare sul link qui sotto e poi tornare a questa pagina cliccando sulla freccia del

browser In toscana direbbero " però..... vediamo di fare una cosina di giornata!!"

http://www.youtube.com/watch?v=9siNLTxAHG0

Quanta pena stasera.. / c’e’ sur fiume che fiotta così: / Disgraziato chi sogna e chi spera

/ tutti ar monnodovemo soffrì.. / Ma si un’anima cerca la pace / po’ trovalla sortanto

che qui.. / Er barcarolo va contro corrente/ e quanno canta l’eco s’arisente, / dice: si

è vero che tu dai la pace / fiume affatato, nun me la negà.. / Piùd’un mese è passato /

da quel giorno ch’io dissi: “A Niné.. / quest’amore è ormai tramontato” / lei rispose:“Lo

vedo da me..” / Sospirò, poi me disse: “Addio core.. / io però nun me scordo de te!” /

Je corsi appresso ma, nun l’arivai / la cerco ancora e nun la trovo mai / Si è vero

fiume che tu dai la pace/ me sò pentitofammela trovà.. / Proprio sotto ar battello

/ s’ode un tonfo ed un grido più ‘n là / S’arriggira je fà er mulinello/ poi riaffonna e

riassomma più ‘n là / soccorrete è na donna affogata / poveraccia penava chissà!/

La luna da lassù fà capoccella /rischiara er viso de Ninetta bella / cercava pace ed

io nun je l’ho data / Boiaccia fiume je l’hai data tu!”

Quella napoletana parte naturalmente avvantaggiata dall’immensità e suggestione del mare. Fare delle interpretazioni , sarebbe come interpretare i giochi di luce del Vermeer, quindi me ne astengo. Tuttavia non posso fare a meno dinotare la  corpositàda tragedia pesante nei versi:

piscató, sti pparole só lacreme pe' Maria ca luntana mme sta!... Dorme 'o mare...Voca,

voca.. utt'è pace attuorno a me... Ma pecché, ma pecché mm'hê lassato, mentr'io

moro, stanotte, pe' te!?

E’ molto difficile non pensare alla “sceneggiata napoletana”, a Mario Merola , alle lacrime e a tutto il contorno. Non intendo dire che sia negativo, lo faccio solo  rimarcare come fatto rappresentativo.

Passiamo adesso al Barcarolo romano

Nei primi mesi dell’anno 1926 nasce la canzone “Barcarolo romano” (Pio Pizzicaria -Romolo Balzani), da quel momento negli spettacoli e nelle feste si sentiva spesso la sua  musica malincolica sulle note di una chitarra. Senza entrare in cenni di programmazione neurolinguistica, esaminiamo la rappresentazione diquesta canzone dove il morto ci scappa davvero questa volta e non nella finzione metaforica amorosa.

 Riassunto: il barcarolo , forse superficialmente, ha chiuso la sua relazione con Ninetta e questa sparisce per un mese per poi ricomparire morta affogata per suicidio proprio  sotto la barca del barcarolo.

Quanta pena stasera..c'e' sur fiume che fiotta" cosi' sfortunato chi sogna e chi spera

tutti ar monno dovemo soffri' Si' c'e' n'anima che cerca la pace puo' trovalla

sortanto chequi... Er barcarolo va contro corente e quanno canta l'eco s'arisente si'

e' vero fiume che tu dai la pace Fiume affatato fammela trova'..

Parte prima filosofica e paesaggistica insieme, con un'overture sulla tragedia pendente. Mentre il barcarolo fa delle riflessioni sull’essere in pace di un individuo in generale, avanza lentamente cantando e mentre  l’eco del canto si sparge per il fiume, lui passa ad una considerazione più personale legata ad un episodio. "Piu' d'un mese e' passato da quel giorno ch'io dissi:"

A Nine'....quest'amore e' ormai tramontato lei rispose: Lo vedo da me.." , poi me disse:" addio  core.. io pero' nun me scordo de te!"
Appunto di cronaca scarna e precisa e qui si evince l'essenzialità nell'espressione 
romana: lui per rompere una storia importante fa una semplice considerazione , senza  tergiversare o mettere scuse, dando all’amore visto dalla parte sua un connotato di  fatto di giornata, un tono passeggero , che prima sorge, ma poi  si spenge maturalmente o va a tramontare . A questa dichiarazione,  dirompente per una donna, Nina senza drammi, gli fa capire che “scema” non era , lo aveva già percepito,  ma attendeva che lui si decidesse  e si  esprimesse  in libertà, senza pressioni o ricatti di amore. Poi didascalica fa  un’affermazione totale e secca, senza appelli, che troveràpoi conferma nella tragedia,  chiamandolo con una metonimia e non con un nome: "core". Finisce questo primo atto con questa "istantanea".

Je corsi appresso ma, nun l'arivai la cerco ancora e nun la trovo mai

Non bisogna essere uno psicanalista per scorgere in queste righe una rappresentazione interna di impotenza sentimentale o di rapporto amoroso.

Lui, evidentemente ci ha ripensato e solo dopo un poco di tempo e le corre appresso, altrimenti non vi era bisogno di correre, poteva semplicemente fermarla con una voce. Questo  è un quadretto psicanalitico del comportamento del maschio che ha bisogno di una  lunga elaborazione conflittuale interna ,prima di prendere decisioni affettive. Siamo in un certo  modo di fronte alle tragedie Shakesperiane, quando che il palcoscenico era  vietato alle donne. Shakespeare ex attore , era ben conscio che l’accentuare caratteri femminili in un 'interpretazione fatta da uomini, poteva ridicolizzare il tutto e  per un  superamento del limite della finzione rendeva i suoi personaggi femminili più “uomini” degli stessi maschi. Qui avviene lo stesso , senza la necessari età di scena, ma per caratterizzazione.  In poche parole romane, "chi cià le palle " è Nina.

 nun l'arivai è un capolavoro di linguistica e fate attenzione che  non è un semplice errore. Il verbo arrivare  in italiano è intransitivo e descrive uno stato: o si è arrivati o non lo si è!

Il tramutare  questo verbo in transitivo, dove l’azione transita dal barcarolo a Ninetta ,contiene  la descrizione della volontà e dello sforzo del soggetto e la relativa frustrazione espressa in una sola parola: scarna ma essenziale. Poi segue la  descrizione del drammatis personae.

Proprio sotto ar battello / s’ode un tonfo ed un grido più ‘n là / S’arriggira je fà er

mulinello / poi riaffonnae riassomma più ‘n là / soccorrete è na donna affogata /

poveraccia penava chissà

Qui la canzone diventa una cronaca agghiacciante da neorealismo; si sente il tonfo di

un corpo nel fiume, che viene risucchiato dalla corrente del Tevere sempre molto

forte, come a portarselo via , ma poi lo restituisce agli sguardi ed agli spettatori.

Sopraggiunge una persona che sta su unasponda e grida avvertendo che c’è un

affogata e poi come un coro da tragediagreca la considerazione filosofica del  popolino: se l’ha fatto doveva penare molto! sic!

La luna da lassù fà capoccella / rischiara er viso de Ninetta bella / cercava pace ed io

nun je l’ho data / Boiaccia fiume je l’hai data tu!”

Adesso esplode tutto l’understatement romano con un contrasto violento e stridente , che dissacra il tutto. Lo stesso che quando descrivevano la coltellata data dopo la passatella con una lama da trenta centimetri, dicevano “ j’o dato ‘na puncicata

La luna fa capoccella, lo stresso gioco che si fa con i bambini ;tuttavia in un contesto che esplode drammatico ed  illumina :

  • un cadavere di donna
  • un suicidio d’amore
  • una pena infinita
  • la fine di un amore
  • la morte di una speranza di ricongiunzione
  • l’ultimo sguardo al viso di una donna bella: Ninetta

La fine cala su una considerazione di un’amarezza e tristezza struggente, di incapacità di vita e di amore:io dovevo essere quello che dava la pace ed invece tu fiume

maledetto, sei riuscito a darle quello che toccava a me darle.

Questo è un aspetto della gente di Roma.

Una grande artista, con la sua sensibilità e senso critico, unito ad un gentile  ma feroce sarcasmo, sorrise mentre leggeva queste mie ultime cinque parole e alla mia domanda sul motivo del sorriso, rispose: “ niente… pensavo al derby Roma – Lazio e... le.. solite scene finali..”

Ma questa è tutta un’altra storia e come diceva Shakespeare ( studi ancora non svelati , hanno scoperto una sua origine romana)

:And so from hour to hour

we ripe and ripe,

and then from hour to hour

 we rot and rot.

and thereby hangs a tale.

 e così, d'ora in ora, si matura e matura,e d'ora in ora, poi, si marcisce e  marcisce,e da qui pende ( nel senso di nascere )un racconto): il racconto nel racconto!

Ma tutto questo  sarà per un’altra volta.

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