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Proseguimento di La Garbatella e via delle sette chiese Pt1

1900 Il panorama.

Siamo arrivati ai primi del 900 e la zona è di aperta campagna, distese di grano e di viti. Casolari di contadini e ricenzioni di vaste proprietà terriere: I Serafini, i Pozzi,i Nicolai, ma lasciamo parlare Carla Monaldi 

Gli straripamenti del Tevere rendono la terra buona . Siamo  Prima dell’inizio dei lavori in Piazza Brin più in là descritti e citati: vaste proprietà della zona erano concentrate nelle mani di poche facoltose famiglie, che occupavano casali e ville. Il territorio era ricoperto da numerosi canneti, orti ed aree tenute a pascolo, affittate a pastori che praticavano la transumanza. Nel 1908 era sorto, su Via delle Sette Chiese, un grosso edificio dove una "Società del cacio e del pecorino" raccoglieva dai pastori il latte, lo lavorava e faceva stagionare le nere forme di pecorino romano. Verrà poi acquisito dalla Locatelli e poi venduto come architettura industriale, tramutata in architettura civile. Il territorio era quindi semi disabitato ma si animava quando si svolgevano i pellegrinaggi delle Sette Chiese, una vera e propria processione che aveva nella "chiesoletta", la cappella dedicata ai santi contadini Isidoro e Eurosia, una delle tappe d'obbligo: la via del paradiso, citata prima.

Verso il 1920 

Vi era un progetto di costruire un canale dal Tevere con il suo relativo porto, forse per farsi perdonare dello scempio fatto al porto di Ripetta. ( leggere di questo sito Il tevere scippato ) o perché l'amministrazione della Capitale non era più piemontese?

Fu con questa idea che il re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra a piazza Benedetto Brin, il 18 febbraio del 1920 ( vedere il resoconto della cerimonia qui ): nell'iscrizione che commemora quel giorno, murata nell'edificio centrale della piazza, si legge «Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele III l'Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e l'Istituto delle case popolari di Roma con la collaborazione delle cooperative di lavoro ad offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale. Questo aprico quartiere fondano oggi. XVIII Febbraio MCMXX.»

La vocazione inizialmente marinara del futuro rione XXIII può essere desunta anche dalla odonomastica della parte più antica, ispirata essenzialmente a personaggi legati al mondo navale. Poi Mussolini, cambierà la destinazione degli occupanti.

Il progetto fu intrapreso in un'area allora semi disabitata e coperta da vigne e pascoli per pecore.

La Garbatella è fu poi  suddivisa in lotti, occupati da costruzioni che circondano cortili e giardini, i quali, soprattutto in passato, erano punti di ritrovo per la popolazione, con lavatoi e stenditoi, botteghe e cantine, sedie e muretti. L'assetto architettonico della zona è un compromesso tra l'estetica e la pratica: le abitazioni sono collocate, almeno nel nucleo storico, in villini o palazzine di tre piani al massimo, con grande cura per i dettagli e per la diversificazione degli stili.

Le prime costruzioni erano  circondate da terreni adibiti ad orto, e vi era  anche, da parte dei costruttori e dei progettisti, una particolare cura nello scegliere le piante più pregiate da inserire nei giardini; in seguito questa caratteristica si perse  e si favorirono costruzioni a carattere condominiale, fino ad arrivare all’estrema espressione dei quattro “Alberghi” di Piazza Michele da Carbonara

Per andare veramente a fondo in un articolo molto bello, cliccare qui 

1932  Ghandi in visita alla Garbatella (muto)

 

1942- 1950

 

La Garbatella non è più così isolata come posto di pascoli e coltivazione, poco urbanizzata, perché a due passi, confinante, vi sono  l'enormi costruzioni di piazza dei Navigatori e via Costantino

i cosiddetti "alberghi di massa" in prossimità della prevista E.42, l'avveniristico quartiere destinato dal Regime all'Esposizione Universale, l'odierno quartiere EUR. Nel dopoguerra i due giganteschi fabbricati , furono riconvertiti in edifici di civile abitazione per gli impiegati statali, con appartamenti  vasti. Inoltre la Cristoforo Colombo le passa accanto, con le pecore ai limiti del quartiere,  che guardano questa strada avveniristica, a quei tempi.

Progettata nel 1937, già con le caratteristiche di autostrada, nell'ambito del piano quinquennale delle opere legate alla Esposizione Universale di Roma del 1941, con il nome di via Imperiale, doveva collegare il centro della città con le nuove realizzazioni espositive (EUR) per proseguire poi verso il Lido di Roma, secondo il progetto mussoliniano di espansione dell'urbe verso il mare. Originariamente noto come E42, il suo nome fu variato in E.U.R. (acronimo di Esposizione Universale di Roma). L'esposizione, tuttavia, non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, e il progetto originario non fu mai portato a termine: il progetto definitivo fu infatti presentato nel 1939, a guerra iniziata, e i lavori (drasticamente rallentati dalla situazione bellica) si interruppero solo tre anni dopo, proprio nell'anno 1942. La Basilica di Santa Maria Regina degli Apostoli alla Montagnola iniziata a costruire nel 1945, le farà da ulteriore confine e centro di aggregazione

 

Nel  il 1945 la zona di Commodilla, via Giovannipoli è una groviera di scavi risalenti al periodo romano, tutto intorno alle Catacombe. Vi sono pozzi e lunghi cunicoli. Qualche volta vengono alla luce, tramite fessure nel terreno e la sopraintendenza immediatamente colma con autocarri interi  di terra. I giovani del luogo , prima che intervenga la Sopraintendenza con il ricoprimento, vi trovano anfore romane per i liquidi, di poco valore. Nella zona , vicino a largo delle sette chiese, coltivata interamente a grano, tranne che per i lotti costruiti,  vi sono dei capannoni, che arrivano fino a via Costanzo Cloro: appartengono alla Carbotecnica , che trasforma la legna in carbone. Sul largo vi è anche il cavallaro, una rivendita di vino e dove oggi vi è l'albergo derby, vicino, vi sono delle mandrie di mucche ed il mandriano ti vende il latte in diretta dalle mammelle. C'è un'altra rivendita storica di vino, dove poi il figlio, ha fatto il ristorante "Il trasportatore", visto che era il suo mestiere iniziale. I campi arrivano fino a San paolo, dalla parte finale di via delle sette chiese. In quel  punto dove  vi era  la  "Tagliata, dove nel 357 D.C.transitò l'obelisco donato da Costantino, che oggi sta a San Giovanni in Laterano.  Sopra c'era un ponticello in legno, che fa passare dalla parte di via Guglielmotti a quella di via San Adautto , poi tirato via perché pericoloso. Tra via Guglielmotti e via Cialdi, ci sono ancora e dico ancora,  delle casette con giardino: sono  bellissime. Nel 1960 un tentativo di speculazione da parte dell'Istituto case popolari in accordo col Banco di Santo Spirito, per la costruzione di villette a favore dei dirigenti bancari. Di conseguenza furono abbattuti due lotti e mezzo, trasferendo i residenti in squallidi palazzoni di nuova costruzione in lontane periferie. La decisa reazione del quartiere tentò di fermare il piccone, ma soprattutto fu l'intervento degli antichi proprietari ( i Torlonia ?), che nell'atto di donazione di quel terreno, avevano specificato che era per l'edificazione di case popolari, a bloccare la speculazione.

Lungo la  via Costantino e parallela alla Colombo,  è tutta una marrana molto profonda  ed i ragazzi ci vanno a fare il bagno.

Lungo la Colombo,con fasce libere di un centinaio di metri su ambo i lati,  ci sono avvallamenti profondi e vi sono delle casupole di fortuna: in una di queste nel 1960 ci muore una vecchietta assiderata.

Ma torniamo alla Garbatella vera e propria. 

Verso il 1950 , il conte Pozzi, proprietario del casale alla fine di via Pomponia Grecina, fiancheggiata da alti pini, è proprietario di un ampia fascia di terreno coltivato. La lascia alla chiesa insieme alla villa / casolare

Sotto il suo casolare/villa, oggi residenza dei frati minori Cappuccini, vi sono delle grosse cantine per la produzione del vino. L'ultima macchia estesa di verde scompare. Poi i frati vendono la fascia di terreno prospiciente il convento, con muro di cinta, e vi si costruiscono due schiere di case, signorili a tre piani. La  Garbatella assume le sembianze di oggi, con i comportamenti di oggi.

 “Sfregio alla fontana Carlotta:  La madre degli stolti, purtroppo, è sempre incinta. Stavolta i vandali hanno colpito nel cuore della Garbatella storica, danneggiandone uno dei monumenti simbolo: la fontana di Carlotta, in piazza Ricoldo da Montecroce, già sfregiata in passato e poi restaurata nel luglio del 1998.Il bassorilievo che rappresenta la locandiera "garbata" che gestiva, secondo la leggenda metropolitana, un'osteria di campagna (da qui verrebbe il toponimo "Garbatella"), è stato imbrattato con vernice bianca ed è stato amputato di un orecchio e di una parte dei capelli. Anche la targa del Comune di Roma che ricorda il restauro del 1998 da parte dello Iacp (Istituto autonomo case popolari) e dell'Acea è illeggibile perché ricoperta di scritte.”( http://garbatella.romatoday.it/garbatella/vandali-fontana-carlotta-restauro-paola-angelucci.html)

Si potrebbe parlare per ore su questo quartiere, che è veramente romano, fin dentro le ossa. Diciamo sinteticamente: Dopo la prima guerra mondiale Roma visse una fase di grande sviluppo edilizio, paragonabile per alcuni versi a quella del secondo dopoguerra. Il settore sud della capitale, nelle intenzioni degli urbanisti umbertini, doveva essere connesso al lido di Ostia tramite un canale navigabile parallelo al Tevere, che non fu però mai scavato. Tale canale avrebbe dovuto fornire Roma di un porto commerciale molto vicino al centro della città (distante meno di duecento metri dalle mura aureliane), nei pressi dell'odierna via del Porto Fluviale, situata al confine tra Garbatella e Testaccio; nella zona a ridosso del canale avrebbero dovuto sorgere una serie di lotti abitativi destinati ad ospitare i futuri lavoratori portuali.

 Fino al 1930 circa il nome del quartiere fu a lungo dibattuto: le possibili alternative prese in considerazione furono, oltre al nome attuale, Concordia, come richiamo ed auspicio di pace sociale, o Remuria: quest'ultimo nome basato sulla leggenda secondo la quale Remo avrebbe fondato su questo colle la sua città e non, come afferma la più nota tradizione tratta dall'Ab urbe condita libri CXLII di Tito Livio, sull'Aventino. L'architettura del quartiere fu inizialmente improntata al modello inglese delle città giardino (Garden Cities) ben collegate e vicine alla città, abitate da operai e comprendenti significativi spazi verdi coltivabili, tali da fornire ai lavoratori residenti una preziosa, e ulteriore, fonte di sussistenza: l'orto (un ulteriore tentativo fu iniziato più tardi, nell'edificazione del quartiere denominato appunto Città Giardino Aniene, nella zona nord di Roma). Nei lotti più antichi ancora rimasti nei pressi di piazza Benedetto Brin (alcuni dei lotti tra i più vetusti sono stati demoliti negli anni settanta, durante il "sacco di Roma" messo in atto dagli speculatori edilizi) si nota come il rapporto tra le metrature dedicate al verde "privato" e quelle edificate fosse tra i più alti nell'Italia dell'epoca; tale peculiare struttura urbanistica doveva conferire alla nascente Garbatella l'aspetto di una contrada agreste, simile a quelle esistenti nei borghi del circondario, cosicché l'immigrazione delle maestranze provenienti da ogni parte dell'agro laziale a Roma sarebbe stata meno traumatica, permettendo loro di ricostruire nella città quella rete di solidarietà sociale che in provincia continuava ad essere un elemento precipuo, e che si andava perdendo in città, a seguito della sua lenta trasformazione in metropoli.  Lo stile architettonico dei primi lotti fu denominato Barocchetto dai suoi creatori Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini, coadiuvati successivamente da Costantino Costantini, Massimo Piacentini, Mario De Renzi, e Nori; simili al barocco sono le modanature di sapore medievale, le figure di animali riscontrabili nei fregi, l'utilizzo estensivo di decorazioni d'ispirazione floreale e botanica, restando però queste nell'ambito dell'edilizia popolare e, dunque, povera: al posto di marmi pregiati, stucchi e calce bianca. Con l'avvento del fascismo la pianificazione urbanistica del quartiere subì un drastico cambiamento: il rapporto verde-edificato calò sensibilmente, l'idea del porto fluviale venne definitivamente abbandonata e cominciarono ad essere costruite abitazioni più simili ai moderni condomini che alle precedenti villette. Restò comunque ferma l'intenzione di costruire, oltre agli spazi abitativi privati, se non giardini e orti comuni, comunque spazi pubblici, come stenditoi o asili nido. Si cominciò allora a costruire palazzi più grandi e alti per ospitare un sempre crescente numero di immigrati, come ad esempio il Lotto VIII in via Luigi Fincati. Il culmine di questo mutamento si nota nell'impianto progettuale dei tre lotti chiamati Alberghi (Rosso, Bianco e Giallo) nei pressi di piazza Eugenio Biffi, strutture nate pochi anni dopo le villette dell'inizio dell'edificazione dell'area (dal 1927), ma significativamente differenti dal punto di vista funzionale ed estetico. Da segnalare i tredici villini del Lotto 24, denominati anche "casette modello", tra via delle Sette Chiese, via De Jacobis e via Borri. Il lotto fu edificato in occasione del XII Congresso Internazionale delle Abitazioni e Piani Regolatori del 1929 ed è considerato tra i più belli e interessanti. Agli ingressi sono state apposti dei marmi con iscritti i nomi degli architetti che idearono e costruirono le varie palazzine: vinse il concorso l'edificio ad angolo tra via Sette Chiese e via Borri. Si deve tener presente che, sebbene l'urbanistica d'epoca fascista abbia mutato in maniera radicale l'impostazione nata dall'idea delle città giardino, essa conservò per la Garbatella un carattere sperimentale di borgata a misura d'uomo, che si contrapponeva in maniera drammatica alla vicina baraccopoli di "Shangai" (l'odierna Tor Marancia), chiamata in questo modo per le strade fangose che quando pioveva, ricordavano alla fantasia popolare, la città cinese, come era allora ( le cose cambiano e non solo per Roma)

Dal punto di vista politico la Garbatella era una zona storicamente "rossa" ed operaia: la Resistenza partigiana trovò qui un appoggio incondizionato, al pari dei quartieri Ostiense e Portuense, e del rione Testaccio. Tuttavia la moda ha trasformato sia la Garbatella, che Testaccio in quartieri “a la page” con wine bars, enoteche e molto altro in sviluppo. Questo per fortuna non ha influito sul tessuto sociale della Garbatella, ancora molto legato.

Finiamo andando a spasso nel tempo e nello spazio della Garbatella- clicca qui

Ringraziamenti

Se su Google cliccate Garbatella, tutti quelli che compaiono, mi hanno dato un qualcosa. Se volete approfondire, leggetevi i vari articoli. Io qui ho citato solo alcuni. Poi debbo ringraziare Evandro, che non troverete su Google, ma il quale a memoria mi ha fornito molti dettagli. Per ultimo, per onestà culturale, ringraziamo la fonte più vasta e preparata, sulla Garbatella, come appare dalla foto del loro sito:

 

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