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1 Le invasioni barbariche dei cristiani

Diceva il caro nostro Marx:”La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni”.

Come è noto, Marx distingueva nella storia due ordini di fattori : strutture e sovrastrutture: le prime erano individuate in quelle economiche (rapporti di produzione ) che avrebbero determinato (o almeno sostanzialmente condizionato) le seconde che erano individuate nella filosofia nell’etica, nell’arte , nella letteratura, nel diritto e nelle altre manifestazioni del pensiero, compresa perfino la scienza: diciamo con una parola moderna nella  “cultura non materiale” di un popolo. Nell’ambito della cultura il posto fondamentale veniva riconosciuto alla religione che veniva considerata la funzione culturale più importante intorno a cui ruotavano le altre (filosofia, letteratura, diritto ecc. . ): essa  convinceva  gli uomini dell’esistenza di un altro mondo ultraterreno nel quale la giustizia e il bene trionfano e faceva  sopportare le ingiustizia e il male di questo: una funzione cioè simile all’oppio che  ci porta in un mondo fittizio di benessere impedendoci d’altra parte di agire  concretamente in questo mondo: l’immagine  quindi dell’ oppio  era perfetta

 

 Marx assegnava quindi alla religione lo stesso valore che alla filosofia, al diritto, alla scienza: sovrastrutture quindi, corrispondenti a una struttura economica,  che sarebbero mutate profondamente ( o anche sparite, come per la religione) quando si sarebbe realizzato la società  comunista senza sfruttati e sfruttatori,in cui ciascuno dava per quanto poteva e riceveva per quanto aveva bisogno .L’idea che la religione fosse un imbroglio portava il movimento politico marxista a pensare che ognuno che predicasse una religione fosse per questo fatto stesso  un imbroglione che ingannava  il popolo, un nemico della rivoluzione al soldo dei capitalisti, un delinquente,  insomma, da perseguitare senza pietà con la tutta la severità che il popolo deve mostrare verso i suoi sfruttatori. Le persecuzioni anti religiose sono fra le pagini più buie del movimento comunista: qui e li si perseguitarono i religiosi solo per il semplice fatto che fossero religiosi: nella Spagna repubblicana, nel furore di una spietata guerra civile. le chiese furono chiuse, i preti spesso fucilati per il solo fatto di essere preti. Si crearono dei martiri ovvero gente uccisa solo in nome di una credenza non condivisa.

Questo automaticamente crea un’iconografia, quando il popolo dei martiri, diventa poi la classe dominante che deve crearsi delle fondamenta , per aumentare credibilità. I proto cristiani non si sono comportati diversamente: per loro era una questione di sopravvivenza. Ed escono furori in questo modo delle legende, che oggi chiameremmo “metropolitane”.

Per esempio quella delle belve feroci che sbranavano i cristiani al Colosseo, al quale vengono associate le persecuzioni subite dai martiri cristiani, anche se, secondo recenti studi, non esistono prove documentali che dimostrino l'effettivo svolgersi di massacri ed eccidi fra le mura dell'Anfiteatro Flavio. In ogni caso, nel 313 d.C. l'imperatore Costantino proclamò il Cristianesimo religione ufficiale dell'impero, vietando ovviamente le esecuzioni capitali a danno dei Cristiani ma anche i combattimenti fra gladiatori e gli spettacoli di caccia.

Che i primi cristiani non fossero quelli dell’iconografia hollywoodiana, appare anche dal seguente fatto: nel 366 morì papa Liberio. Damaso, spagnolo di origine ma forse nato a Roma, viene eletto vescovo di Roma. Riorganizza e riordina cimiteri e catacombe di Roma  apponendo sulle tombe dei martiri epigrafi tracciate con i famosi caratteri “damasiani”. C’è anche un altro eletto da un gruppo dissidente :Ursino, e lo scisma diventa lotta aperta . con un centinaio di morti nello scontro tra le due fazioni  attorno alla chiesa di santa Maria Maggiore. Damaso viene incolpato di omicidio e poi assolto (372due diverse fazioni nominarono due diversi papi , Ursino e Damaso. Dopo aspre lotte per le strade i seguaci di Ursino si asserragliarono in Santa Maria Maggiore -allora conosciuta come la "nostra signora della neve"- dove vennero sterminati dai seguaci di Damaso. Chiamata in quel modo in quanto

La leggenda - che non è mai pura fantasia ma è opera dell'anima popolare che ama aggiungere poesia alla storia - ha legato la nascita della più grande chiesa romana dedicata alla Vergine, Santa Maria Maggiore, all'evento portentoso di una nevicata fuori stagione. Era il 5 agosto di un anno remoto, nella seconda metà del IV secolo, quando papa Liberio -così racconta la leggenda popolare - ricevette in sogno il suggerimento di dedicare alla Madonna un luogo di culto nel luogo che all'indomani avrebbe trovato ricoperto in una coltre di neve. Lo stesso sogno fece il patrizio che rappresentava in Roma l'imperatore, ormai trasferitosi a Costantinopoli.

Il portento si era verificato sulla cima del Cispio, una delle alture del colle Esquilino, che nell'antichità era stato a lungo un luogo malfamato, invaso da discariche di immondizie e di carogne, oltre che luogo di sepoltura degli schiavi. All'epoca dell'Impero il colle era stato occupato da alcune immense ville nobiliari, ma continuava a rimanere piuttosto estraneo alla città. La cappella della Madonna veniva così a conquistarlo alla frequentazione popolare. Tant'è vero che circa un secolo dopo, per celebrare i risultati del Concilio di Efeso, che aveva proclamato la '"maternità divina della Madonna", papa Sisto III costruì in sostituzione di quella cappella un grande tempio, rimasto centro di grande devozione nel corso del tempo.

Nonostante la estrema importanza raggiunta da questa basilica, divenuta col tempo una delle quattro maggiori mete giubilari con tanto di "Porta Santa" nonostante gli sviluppi architettonici che l' hanno portata a essere il più grande tempio romano della Vergine, nonostante le raffinate decorazioni mosaicali che ne fanno un vertice dell'arte romana, nonostante che il suo campanile sia il più alto di Roma e nonostante che le due cupole delle cappelle Sistina e Paolina, create da Sisto v e da Paolo v, la caratterizzino al punto da farla emergere anche nella linea del panorama romano; Santa Maria Maggiore è rimasta legata alla semplice leggenda della sua origine, quella che la fa chiamare anche "Santa Maria della neve" e basilica liberiana Cosi da tempo immemorabile vi si ripete la funzione celebrativa della sua fondazione, ogni 5 di agosto, mentre Roma è affocata dalle vampe di un sole quasi ferragostano; la basilica ricorda in quel giorno la nevicata prodigiosa dalla quale trasse origine, oltre che con il rituale liturgico, anche con una cascata di bianchi petali di rosa lanciati dall'alto della cappella borghesiana, quella che contiene l'immagine della Madonna venerata come salus populi romani, come dire 'salvezza di Roma'. Ci pare pertanto giusto che, anche al di fuori della basilica, l'ambiente urbano, che non è certo più solitario come un tempo, ma vibrante di attività e denso di traffico, ricordi in qualche modo, con luci e con effetti luminosi speciali, quel lontano portento.

(http://books.google.it) Alla morte di Liberio (24 settembre 366), un gruppo non precisato di pre­sbiteri, i diaconi Ursino, Amanzio, Lupo e una parte della comunità rimasta fe­dele a Liberio durante il periodo dell'esilio si riunirono in basilica Iulii riven­dicando l'episcopato per Ursino.  I partigiani di Damaso si raccolsero in Lucinis. designando Damaso. Quando costoro appresero che Ursino era stato ordi­nato dal vescovo di Tivoli Paolo, forzarono lo sgombero della basilica avva­lendosi di una consistente forza d'urto composta da tutti gli aurighi e da una folla reclutala con il danaro. Per tre giorni si fece strage di  fedeli.Dopo sette giorni, circondato dal proprio clero e da gladiatori prezzolati, Damaso fu ordinalo nella basilica Lateranense e, corrompendo il prefetto urba­no Vivenzio e quello dell’annona Giuliano, fece sì che Ursino. Amanzio e Lu­po fossero mandati in esilio. Mentre il popolo romano era costretto con frusta­te e bastonale a unirsi in processione al papa, i sette presbiteri incarcerati era­no forzati fuori dall'Urbe. Ma la plebe santa, accorrendo, li liberò e ii condus­se senza indugio od basilicam Liberii. Allora Damaso, raccolti intorno a sé tut­ti i traditori, i gladiatori, gli aurighi. i fossori e , tutto il clero, assediò la chiesa alle otto del 26 ottobre 366. suscitando un gravissimo scontro. Sfondate le por­te e appiccatovi il fuoco, cercavano un varco per entrare; alcuni, demolito il tetto, uccidevano con le tegole il popolo dei fedeli. Entrati infine nella basili­ca, uccisero 160 fedeli: molti altri ne ferirono a morte.

Dopo tre giorni, la plebe santa cominciò a recitare salmi contro Damaso, invocando su di lui la giustizia divina; radunandosi spesso in basilica Liberii. Invocava anche l'imperatore, a cui nulla è nascosto, ed esortava lutti i vescovi a recarsi a Roma perché l'omicida fosse cacciato dalla sede di Pietro. Le voci della plebe giunsero a Valcntiniano, il quale mosso a pietà concesse il ritorno agli esuli: Ursino, Amazio e Lupo rientrarono in città il 15 settembre 367 fra la folla osannante di fedeli. Damaso però corruppe tutto il Palazzo affinchè le sue azioni fossero nascoste al principe. Valentiniano prorogò l'esilio ed Ursino si consegnò spontaneamente il 16 novembre 367.

Il popolo che temeva Dio. pur fiaccato dalle persecuzioni, non paventò l'imperatore, né i giudici, né Damaso e, pur senza chierici, cominciò a riunirsi presso i cimiteri dei martiri. Essendo molti fedeli convenuti presso Sant’Agnese. Damaso armato con i suoi satelliti fece irruzione e compì l'ennesima stra­ge. Quest'ultimo fatto infastidì molto i vescovi d'Italia i quali, invitati solen­nemente al natalicio del pontefice, solo in pochi accettarono di partecipare al­la festa, rifiutandosi peraltro di emanare la loro sentenza contro Ursino. La malvagia intenzione di Damaso rimase così senza effetto.”

In questo setup storico si sviluppò il  codice Teodosiano, che ebbe una forte influenza sulla distruzione di Roma, maggiore di quella perpetrata dai barbari.

La fine utilitaristica , ma anche voluta, di tanti opere romane.

 

Bisogna tenere conto  che il deperimento e il progressivo smantellamento degli edifici romani antichi inizia, praticamente da Costantino con il trasferimento a Bisanzio del centro di potere dell'impero e il progressivo conseguente espandersi dell'influenza della chiesa e del papato a Roma.

Oltre al riutilizzo utilitaristico dei marmi, per fare calce o per uso diverso di supporto,  si abbatté sulle opere romane, la scure pesante della ideologia gretta e partigiana della prima chiesa  romana i cui echi ancora si sentono a volte, con orecchio o occhio fine ( per questo motivo coloro che hanno dote di  occhi fini  “fino occhio” o orecchie grandi “orecchioni”sono tuttora osteggiati al limite dell’odio dal Vaticano).

In pratica dal 330 circa,  fino ai primi anni del 400 d.C. si assiste ad un sequenza di leggi più o meno altalenanti fra la difesa dei vecchi edifici e la condanna degli edifici "pagani" . Nella prima metà del400 la situazione precipita e gli edifici antichi, già fatiscenti per l'abbandono e lo spopolamento della città, vengono, almeno in parte, volutamente smontati e distrutti.

 

Da: Lucilla De Lachenal “Spolia – Uso e reimpiego dell’antico dal III al  XIV secolo” Longanesi & C. Milano 1995  ISBN 88-304-1313-5 Pag.24 – 25 dopo aver accennato all’imperatore Giuliano (361-363 d.C.), fautore di una beve reviviscenza pagana, con campagna di recupero degli antichi edifici romani danneggiati, descrive alcune leggi del periodo tra cui….. “ Un editto dello stesso anno 364 giunse così a impedire l’erezione di nuovi edifici pubblici a chi non disponesse del necessario permesso imperiale accordabile solo a coloro che potevano provvedere – almeno in parte – al restauro delle antiche strutture andate nel frattempo in rovina.”

Purtroppo il testo non riporta riferimenti specifici per rintracciare l’Editto.

Verso la fine del IV secolo, nonostante editti e leggi,  la situazione di abbandono e distruzione degli edifici antichi, visti come “pagani” (quindi con particolare riferimento ai Templi), precipita fino a giungere nella prima metà del V secolo alla emissione di un serie di leggi contro il paganesimo e contro gli antichi edifici pagani, riportate nel Codice Teodosiano

 

Si tratta di una legge che faceva parte del Codice Teodosiano, composto tra il 429 e il 438, e inserita nel libro XVI paragrafo 10: “De paganis sacrificiis et templis” . La legge  condannava in generale tutti i culti pagani.

In particolare l’ultimo “articolo” (CTh 16.10.25), emesso il 14 novembre del 435, recita: “Impp. Theodosius et Valentinianus aa. Isidoro praefecto praetorio. Omnibus sceleratae mentis paganae exsecrandis hostiarum immolationibus damnandisque sacrificiis ceterisque antiquiorum sanctionum auctoritate prohibitis interdicimus cunctaque eorum fana templa delubra, si qua etiam nunc restant integra, praecepto magistratuum destrui (per ordine dei magistrati noi ordiniamo che siano distrutti tutti i Sacrari, i Templi e Delubri di essi (pagani), se ancora restino in piedi nella loro integrità )collocationeque venerandae christianae religionis signi expiari praecipimus, scientibus universis, si quem huic legi aput competentem iudicem idoneis probationibus illusisse constiterit, eum morte esse multandum. Dat. XVIII kal. dec. Constantinopoli Theodosio XV et Valentiniano IIII aa. Conss” …….. (cioè  il 14 novembre del 435).

Finalmente, l’interesse privato di vandalismo demolitore, si poteva fare in nome di Dio e quindi giù a distruggere e depredare, per farne calce.

Questo approccio andò avanti per tanti anni: lo stesso Colosseo non ne fu esente, infatti dopo l'abbandono fu adibito nel VI secolo ad area di sepoltura e poco dopo venne utilizzato come castello; sotto papa Leone IV venne gravemente danneggiato da un terremoto (847 circa). A lungo utilizzato come fonte di materiale edilizio, nel XIII secolo fu occupato da un palazzo dei Frangipane, che venne successivamente demolito, ma il Colosseo continuò ad essere occupato da altre abitazioni. I blocchi di travertino furono sistematicamente asportati nel XV e XVI secolo per essere riutilizzati in nuove costruzioni, e blocchi caduti a terra furono ancora utilizzati nel 1634 per la costruzione di palazzo Barberini e nel 1703, dopo un altro terremoto, per il porto di Ripetta. Benvenuto Cellini, nella sua Autobiografia, raccontò di una spettrale notte tra demoni evocati nel Colosseo, a testimonianza della fama sinistra del luogo. Nonostante le accorate proteste degli umanisti, la spoliazione del monumento continuava, troppo ghiotta era ancora nel XV secolo la possibilità di reperire con tutta comodità, all'interno dell'Urbe, abbondante materiale da costruzione. E mentre il Colosseo diveniva cava, abitazione, addirittura rischiando di divenire una filanda su progetto di papa Sisto V (1585-1590).uomini di cultura, razionalità, sensibilità al recupero dell'antico e spirito di innovazione come Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Antonio da Sangallo e più tardi Andrea Palladio guardarono al Colosseo come a un modello architettonico e culturale cui fare riferimento nel progettare nuovi edifici. Se la sensibilità degli uomini di cultura andava verso il desiderio di conoscere, studiare e utilizzare i segreti del Colosseo, in direzione opposta andavano le superstizioni popolari, che fin dal Medioevo vedevano nel Colosseo il regno dei demoni, creatura di un negromante d'eccezione, addirittura Virgilio, cui la tarda antichità attribuiva poteri magici e divinatori. Nei Mirabilia Urbis Romae, una sorta di guida per pellegrini scritta dopo l'anno mille, si parla del Colosseo come di un grande tempio del Sole, che nei tempi antichi era sormontato da una cupola dorata, e al cui interno stava un'imponentissima statua del dio Apollo con in mano una sfera, simbolo di Roma che sostiene il mondo intero. Da qui, il passo a fare del Colosseo un vero e proprio pantheon, dimora di tutti gli dei che la fantasia cristiana riusciva a immaginare, il passo fu breve: tutte le divinità avevano la propria cappella entro l'edificio e al centro si innalzava una colonna votata a Giove. Secondo l'immaginario cristiano i pagani poi dovevano compiere i riti più strani per attirare il favore dei loro dei, dal digiuno al gettare nel fuoco gioielli e pietre preziose. A premio delle invocazioni poteva rispondere niente meno che il demone Astaroth in persona.

Tra progetti, utilizzi impropri e prelievi, il Colosseo continuò a essere depredato, finché il bolognese Benedetto XIV nel 1744 pose fine alle spoliazioni e consacrò definitivamente il monumento alla memoria dei martiri cristiani, inserendo

lo nel percorso della Via Crucis del Venerdì Santo.  Nel corso del giubileo del 1675 assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei molti martiri cristiani qui condannati al supplizio. Nel 1744 papa Benedetto XIV vi fece costruire le quindici edicole della via crucis, e nel 1749 dichiarò il Colosseo chiesa consacrata a Cristo e ai martiri cristiani.

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