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Prim'ancora di incominciare a scrivere una singola parola debbo ringraziare Filippo Coarelli per quello che ha scritto nella prefazione della riedizione della Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani Le sue parole, colte ed estese, mi hanno fatto mettere insieme delle idee che prima avevo in ordine sparso e che diventeranno quindi l'oggetto principale di questo articolo: lo sviluppo della forma Urbis di Roma dalla fine del Papato verso il 1870 fino a dopo la guerra, anni '50 e '60
Non si può fare nessuna discorso approfondito sui cambiamenti della toponomastica di Roma, senza purtroppo entrare in una argomento che tutt'oggi è dibattuto ed è oggetto di aspre polemiche, fino allo scontro fisico, poichè non viene analizzato serenamente e storicamente, unico paese in Europa con tale arretratezza. Parlo dell'influenza del fascismo nella toponomastica di Roma.
( da tutta la platea proletaria) ma come ti permetti lurido fascista . In coro: alla mattina appena alzata O bella ciao, bella ciao Bella ciao ciao ciao
OK! Rifrasiamo il tutto: non si può fare a meno di riconoscere gli interventi sulla toponomastica di Roma del periodo fascista sono stati risolutivi per dare un'immagine alla città quale essa ha oggi
( da tutta la platea proletaria) ma come ti permetti lurido fascista hanno distrutto il tessuto sociale della città, radendo al suolo nobili quartieri di estrazione proletaria. In coro: alla mattina appena alzata O bella ciao, bella ciao Bella ciao ciao ciao
OK! Rifrasiamo il tutto: lo stesso piacentini che era uomo di sinistra ha dovuto riconoscere alcuni preggi dell'architettura fascista.
( da tutta la platea proletaria) ma come ti permetti lurido fascista parli di Piacentini che è un fasullo e fascista. In coro: alla mattina appena alzata O bella ciao, bella ciao Bella ciao ciao ciao
va bene consideriamo allora scusa quanto fatto con l'altare della patria...
( da tutta la platea proletaria) ma come ti permetti lurido fascista altare della patria voluto dal re che poi ha permesso Mussolini venire al potere ed alunno fascista . In coro: alla mattina appena alzata O bella ciao, bella ciao Bella ciao ciao ciao
Va bene allora, quale architettura per Roma??
Attimo di silenzio e poi: ( da tutta la platea proletaria) ma come ti permetti lurido fascista : le borgate di Pasolini, uomo di sinistra, quella sinistra  diritta e solida di Berlinguer che diceva:" Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale , andando alle sue cause politiche". Noi non facevamo spazio agli omosessuali della Chiesa. In coro: alla mattina appena alzata O bella ciao, bella ciao Bella ciao ciao ciao
Ok! Ok! mi permetto allora un piccolo esercizio: voglio fare una mappa di Roma quale presa oggi da Google Earth e come sarebbe oggi senza l'intervento di via della Conciliazione ,via dei Fori Imperiali, via del teatro Marcello ed infine dell'altare della patria , per poi comparare queste due fotografie quella reale e quella ricostruita libera dai dettami e dalle prescrizioni degli interventi fascisti, con gli abitanti nelle loro case e liberi di crearne altre negli spazi liberi ed il foro Romano, sotterrato. Passare il mouse sulla foto per vedere i cambiamenti.

mappa roma int fasc

 Quel fascistone di Marini, ex sindaco di Roma, per giustificare a tutti i costi l'obbrobrio fascista su via dei Fori Imperiali ( ndr una delegazione del PCI ha chiesto recentemente al sindaco di Roma di denominare la strada via di Falce e Martello, per uccidere quel termine "Fori Imperiali") ha dichiarato: ma è un progetto che esiste da anni ed è quello di completare i Fori che sono già visibili con quella parte che ancora non lo è. Sarebbe grave che noi non proseguissimo quegli scavi". Quindi Ignazio Marino ha voluto suffragare quanto detto con una motivazione di ordine storico. Poi alla BBC "" perché è chiaro che questo non è il dibattito di un quartiere ma un dibattito relativo all'archeologia che racchiude i valori più importanti dello sviluppo della civiltà occidentale».
Per alleggerire un attimo la diatriba torniamo alla fine del papato poco prima di Porta Pia, per incominciare ad analizzare un periodo, che di sicuro non era ancora assolutamente collegata al fascismo.
Dice Filippo Coarelli " L'ammirazione non potrà che accrescersi, se pensiamo che si tratta del lavoro di una sola persona, realizzato e pubblicato in un arco di tempo brevissimo: il primo fascicolo apparve nel 1893, l'ultimo nel 1901. Una tale realizzazione richiedeva non solo una personalità dotata di conoscenza e capacità di lavoro eccezionali (quale indubbiamente fu il Lanciani) ma anche una situazione storica particolare: quella appunto che Roma attraversò nei decenni successivi a Porta Pia e alla proclamazione della nuova capitale. In questo senso, la Forma  Urbis Romae è anche una testimonianza preziosa di quel particolare momento della storia urbanistica e culturale della città. Da questa angolazione divengono particolarmente significative proprio quelle caratteristiche della carta, che per l'utilizzazione di essa potrebbero apparire oggi come limiti e difetti, e che ne fanno comunque un documento 'datato': si tratta della sintesi, del sedimento ultimo di un'esperienza storica non ancora esplorata fino in fondo, o almeno fin dove meriterebbe conto di fare. Nel 1871 viene creata la Commissione Archeologica Comunale, il cui compito è così descritto nel primo volume del Bullettino: «Il campo aperto alla attività della nuova Commissione era altrettanto vasto, quanto importante: poiché il Comune, nelle convenzioni stipulate con le varie società edificatrici dei nuovi quartieri, essendosi riservato ove la assoluta, ove la parziale proprietà degli antichi monumenti, ove la semplice sorveglianza delle scoperte, conveniva provvedere urgentemente al disegno delle icnografie degli edifici; alla loro conservazione, qualora ne fossero giudicati degni; al trasporto ed al collocamento ne* palazzi capitolini degli antichi oggetti estratti dalle escavazioni; all'ampliamento dei musei; alla fondazione di nuove raccolte ceramiche, e numismatiche; procurando sempre di conciliare gli interessi della scienza con quelli dell'edilità».
Era ben evidente che l'annessione all'Italia e la proclamazione della nuova capitale avrebbero scatenato quella febbre edilizia, che in pochi anni trasformò — e deformò — definitivamente il volto di Roma. Già il 30 settem-
bre del 1870 (ancor prima del plebiscito del 2 ottobre, che avrebbe ratificato l'annessione) era stata insediata
una Commissione di architetti e ingegneri, incaricata di esaminare i progetti di ampliamento e abbellimento della città. Il 28 novembre del 1871 verrà approvato il primo piano regolatore, seguito da un secondo poco più di un decennio più tardi (1883). Gli sventramenti (Corso Vittorio Emanuele, via Arenula, via del Tritone, via Cavour, via Tomacelli, i Lungotevere) e la realizzazione dei nuovi grandi quartieri residenziali (intorno a via Nazionale, piazza Vittorio Emanuele, piazza Indipendenza, ecc.) andavano rivelando, a ritmo incalzante, interi settori della città antica fino ad allora praticamente del tutto sconosciuti, che bisognava in qualche modo esplorare, documentare e — nei limiti assai ristretti allora consentiti — conservare. Accanto a questi interventi d'urgenza avevano già avuto inizio le grandi imprese di scavo organizzato nei settori (come il Foro Romano e il Palatino) risparmiati dall'attività edilizia in grazia del loro eccezionale interesse archeologico.
Questo è il quadro entro il quale Rodolfo Lanciani si trovò ad operare, da cui fu condizionato e che egli stesso, con la sua attività, contribuì a creare. E quindi importante tener conto a questo proposito anche dei dati
biografici, che nel caso specifico non sono esornativi ma, considerata la posizione centrale e l'importanza del
personaggio, assumono un valore determinante per la piena comprensione del particolare momento storico. Sorsero quindi interi quartieri, come Prati, dedicati alle nuove leve chiamate o abitanti a Roma, che avevano a che fare con la macchina statale ed i ministeri.

La seconda ondata di interventi, si ebbero subito dopo la fine della guerra, con edilizia disinvolta e enti archeologici distratti, che permisero, tra l'altro, quel vero obbrobrio del palazzo moderno in via di Campo Marzio( nella foto, nell'angolo in alto a destra, ma possiamo dire :tutta la destra.. o bella ciao, ciao, ciao) o ancora più visibile, quella di piazza Indipendenza. Non si tratta di essere conservatori, ma Roma nel vero centro storico di via di Campo Marzio e nella Roma post unità, gli stili moderni sono un calcio in faccia: non siamo Londra o New york, la nostra città non si presta. 

Un discorso a parte, lo merita l'EUR con L'EUR con il mare così lontano allora.

 

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