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Chi sono gli abitanti di questo cimitero?

Belinda Lee,  venuta in italia, giovanissima e bellissima, intreccia una relazione con l'aristocratico Filippo Orsini, con tanto di reciproco patto suicida, che provoca uno scandalo internazionale, le cui conseguenze per Belinda Lee sono la fine del contratto con la Rank e del matrimonio con Lucas, mentre il principe Orsini, lascia l'incarico di assistente del Papa al soglio pontificio. Belinda dopo aver divorziato nel 1959 da Lucas, si stabilisce in Italia.
La morte comincia allora ad affilare la sua falce. Passo indietro al 1955.
Una zingarella tredicenne sottoposta a violenza carnale in un appartamento elegante della città. La vittima dello stupro addobbata come un'attrice del cinema neorealista. Durante la notte del 13 febbraio 1955 una zingarella non ancora tredicenne si presenta alla stazione dei carabinieri dei Parioli, uno dei quartieri più snob della capitale, a ridosso del Parco dei Daini, di Villa Borghese e di Via Veneto. Al funzionario di turno racconta che quel giorno "prestava servizio" a Montesacro, una delle zone alte della città, ossia avvicinava le macchine in sosta, possibilmente lussuose, e si offriva di leggere la mano alle persone che le occupavano.Verso mezzogiorno aveva avvistato un'auto americana e l'aveva raggiunta quasi di corsa. Vi erano dentro due giovani di bella presenza, i quali le avevano proposto di recarsi nel pomeriggio a casa loro perché leggesse la mano ad una amica. Le avevano dato l'indirizzo e avevano fissato l'ora dell'appuntamento. Ma più tardi la zingarella, per timore che potesse accaderle qualcosa, ci aveva ripensato e non si era recata all'appuntamento, andandosene a leggere la mano agli automobilisti nel campo dell'Acqua Acetosa. Si aggirava in quella zona, quando i due giovani di bella presenza l'avevano raggiunta insieme alla loro amica e l'avevano condotta in un appartamento elegante dove le avevano usato violenza. Benché il reato che la zingarella ha denunziato sia perseguibile, per legge, soltanto su querela di parte (in questo caso, su denuncia dei genitori della ragazza o di un tutore nominato dall'autorità giudiziaria), i carabinieri della stazione Parioli danno subito inizio alle indagini.
La zingarella è Jolanda Kaldaras, nata a Narni il 16 febbraio 1942 da Domenico Kaldaras e N.N. Uno dei due giovani è Gualtiero Jacopetti, un giornalista già abbastanza noto; l'altro è Pier Luigi Buzzetti, un suo amico già abbastanza ignoto. La donna si chiama Anny. ma i suoi amici si rifiutano di riverlarne  l'identità. Jacopetti e Buzzetti respingono ogni accusa, sostenendo che la zingarella ha letto la mano alla loro amica e tutto è finito lì. Le hanno regalato un vestitino e cinquemila lire e se n'è andata. Ma nei giorni successivi al 13 febbraio spariscono dalla circolazione, inducendo così a pensare che la zingarella non se la sia inventata del tutto la storia della violenza carnale. Al fine di fugare ogni sospetto, il 16 marzo Jacopetti si rifa vivo e si presenta spontaneamente al sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Mario Bruno, il quale gli contesta i reati di ratto a scopo di libidine e di violenza carnale ai danni di Jolanda Kaldaras. Il primo aprile viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Codi.
Il 20 aprile Jolanda Kaldaras tiene nello studio del suo avvocato, Giuseppe Pacini, una conferenza stampa. Dietro compenso al padre della zingarella si sposa in carcere e viene liberato.. A metà dicembre Jacopetti che sta a Forte dei Marmi con i genitori, legge sui giornali che sua moglie è stata ricoverata all'ospedale di Foligno per un aborto. Come è possibile, se una perizia giudiziaria ha stabilito che non può avere figli? La sera stessa raggiunge Roma, ma non fa in tempo ad entrare in casa, in Via Monte delle Gioie, che un agente gli consegna una busta. È convocato dinanzi al questore della capitale, il quale lo accusa di aver tentato di abbordare due ragazzette in un luna park. Nello stesso tempo apprende che Jolanda Kaldaras ha dato alla luce dopo 10 mesi dalla denunciata violenza carnale, al quinto mese di gravidanza, un bambino di 750 grammi, che è morto dopo quindici minuti. Non gli resta che abbandonare Roma. Jacopetti conosce Belinda Lee ed inizia una storia forte durante la quale Belinda rimane incinta e che porta Jacopetti a chiedere l'annullamento del matrimonio con la Calderas alla Sacra Rota, probabilmente per sposare Belinda.
La morte muove la falce con un ampio gesto.
Il 12 marzo 1961 nei pressi di S.Bernardino, in California, scoppia una gomma dell'auto che andava a 160 km all'ora. Nell'auto c'era Jacopetti, la donna che amava Belinda Lee, l'aiuto regista Paolo Cavara e il napoletano Nino Falenga al volante. Finiscono giù per la scarpata. " Lei era davanti, avevamo la mano nella mano perché ci amavamo. Quando vidi il bulldozer capii che era finita, cercai di tenere Belinda ma la macchina fece sette giri su se stessa e poi giù per la scarpata...me la strapparono via " ricorda Jacopetti in una delle sue ultime interviste. Belinda Lee muore, tutti gli altri si salvano e Jacopetti si spezza gambe e costole. Jacopetti le dedicherà il film La donna nel mondo del 1963: «che in questo lungo viaggio ci accompagnò e ci aiutò con amore.». Le ceneri di Belinda , cremate il 17 marzo a Los Angeles, sono conservate al cimitero acattolico di Roma.
Il 18 agosto 2011, cinquanta anni dopo, Gualtiero Jacopetti muore e viene seppellito accanto a Belinda.

Il lungo giro della morte si è concluso: partito dall'Inghilterra di Belinda e dalla Toscana di Jacopetti, era arrivato a San Bernardino negli Stati Uniti e poi era tornato sotto gli alberi del cimitero, per terminare nel 2011.

KEATS (1795-1821).

Keats morì a Roma di tubercolosi. Il suo epitaffio, che non lo cita per nome, fu commissionato dai suoi amici Joseph Severn ( sepolto vicino a lui ) e Charles Brown:« This grave contains all that was mortal, of a YOUNG ENGLISH POET, who on his death bed, in the bitterness of his heart, at the malicious power of his enemies, desired these words to be engraven on his tombstone: Here lies one whose name was writ in water » « Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell'amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: "Qui giace uno il cui nome fu scritto sull'acqua" »

Poco distante, una lastra marmorea, in risposta a questa frase mostra la seguente:K-eats! if thy cherished name be "writ in water"E-ach drop has fallen from some mourner's cheek;A-sacred tribute; such as heroes seek, T-hough oft in vain - for dazzling deeds of slaughter S-leep on! Not honoured less for Epitaph so meek!
Keats, se il tuo prezioso nome va scritto in acqua Ogni sua gioccia sarà lacrima di un dolente Un tributo sacro, come può anelare un eroe, Sebbene sovente in vano, per i suoi strabilanti atti di carnefice Riposa tu! Non meno in onore per sì mite epitaffio
L'amico di Keats, Joseph Severn, nelle sue lettere indica con esattezza la data e l'ora della morte di Keats. Il poeta sarebbe morto intorno alle undici della sera del 23 febbraio 1821. L'iscrizione sulla sua tomba, tuttavia, riporta la data del 24 febbraio 1821; non si tratta, però, di un errore dell'incisore. A Roma, in quel periodo, il nuovo giorno iniziava nel momento in cui, la sera, le campane suonavano l'Ave Maria, e in tutte le chiese veniva cantato o recitato l'Angelus. Questo avveniva all'incirca mezz'ora dopo il tramonto, quindi anche l'inizio del canto poteva variare a seconda del periodo dell'anno. Severn si attenne al metodo inglese di calcolare l'inizio del giorno, mentre per le autorità romane il giorno del 24 febbraio era già iniziato quando Keats morì, e perciò la data del 24 venne registrata nei documenti ufficiali.

Percy Shelley  (1792-1822)
Shelley  fu un poeta inglese che annegò nell'affondamento del suo vascello al largo della costa tirrenica fra Portovenere e la Toscana e fu cremato sulla spiaggia vicino a Viareggio, là dove le onde avevano spinto il suo corpo. Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero protestante; il suo cuore, che il suo amico Edward John Trelawny aveva strappato dalle fiamme, fu conservato dalla sua vedova, Mary Shelley, fino alla sua morte e fu sepolto con lei a Bournemouth. L'epigrafe, in riferimento alla sua morte in mare, riprende tre versi del canto di Ariel dalla "Tempesta" di Shakespeare: "Nothing of him that doth fade, but doth suffer a sea change, into something rich and strange" (Niente di lui si dissolve ma subisce una metamorfosi marina per divenire qualcosa di ricco e strano"

Antonio Gramsci
La sepoltura di Antonio Gramsci è stata immortalata dai versi di Pier Paolo Pasolini ne Le ceneri di Gramsci:
« Uno straccetto rosso, come quello/ arrotolato al collo ai partigiani/ e, presso l'urna, sul terreno cereo,/ diversamente rossi, due gerani./ Lì tu stai, bandito e con dura eleganza/ non cattolica, elencato tra estranei/ morti: Le ceneri di Gramsci... »
La lapide apposta sopra l'urna contiene le semplici parole "Cinera Antonii Gramscii"; la frase latina è in realtà imprecisa, dovrebbe recitare infatti: "Cineres Antonii Gramscii".
Poiché il cimitero accoglie soltanto i resti di persone non appartenenti alla religione cattolico-romana (sebbene sia stata fatta qualche eccezione per alcune persone famose), potrebbe sembrare che per Gramsci, italiano e battezzato cattolico, la regola non sia stata applicata; in realtà non è così. Le ceneri di Gramsci furono trasferite solo nel 1938 nella tomba di famiglia concessa l'anno precedente a sua cognata, Tatiana Schucht, residente a Roma. Gli Schucht erano cittadini sovietici di confessione ortodossa, e Gramsci aveva diritto ad essere sepolto nel cimitero in quanto marito della sorella di Tatiana, Giulia. Alla fine, comunque, nessuno degli Schucht venne sepolto nella tomba di famiglia. Sul retro della lapide, tuttavia, è riportata una iscrizione commemorativa dedicata al padre delle due sorelle, Apollo Schucht, e alla sorella maggiore Nadine.

 William Wetmore Story (1819-1895). 

Un'altra sepoltura degna di nota è quella dello scultore statunitense William Wetmore Story . Sopra la tomba che lo accoglie insieme alla moglie, è installata una celebre scultura in marmo e pietra realizzata dallo stesso Story per la morte della moglie. La statua, chiamata "L'Angelo del Dolore", raffigura un angelo disteso sul sepolcro, gemente; l'artista morì poco dopo averla ultimata. L'osservatore è colpito dal grande realismo della scultura, mollemente abbandonata nella disperazione; la sua bellezza ha fatto il giro del mondo.

Poi, tanti e poi tanti personaggi, che oggi non ci colpiscono come Belinda, in quanto appartenenti ad epoche differenti e lontane, i quali tuttavia hanno lasciato un segno nelle strade di Roma, rumorose , solcate dalle strisce metalliche delle ruote dei carretti trainati dai cavalli e riempite dalle strilla del popolo non certo silenzioso,  vivendo in mezzo a loro e poi, nella morte, si sono ritirati qui, nel loro mondo silenzioso, isola nell'isola di Roma, di costumi ed origini molto distanti da noi: di mentalità opposta alla nostra, che però non hanno resistito al fascino di questa città e "discretamente" riposano qui, per loro libera scelta.

 

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