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Nonostante l'Italia abbia incessantemente cercato di farsi odiare o per lo meno disistimare del mondo europeo, forse per una protezione divina, non ci è mai riuscita. Già ai tempi di Shakespeare, l'Italia era il paese del mistero e tutte le sue commedie o drammi a tinte forti, si svolgevano in Italia. In tutto l'Europa settentrionale, l'Italia era un paese da visitare, studiare, capire. A questo fascino sfuggivano solo gli spagnoli, continuamente rintuzzati come nemici o come alleati , dai Papi. I Francesi invece, specialmente a Roma, hanno fatto man bassa di edifici e angoli di Roma.
Poi vi è il discorso su gli americani. Longfellow, noto scrittore americano, appartiene a quella schiera ristretta di intellettuali , che non avevano frequentato le vaste praterie dell'ignoranza MacDonaldiana, hamburger e torre Eiffel, , che mette Parigi al centro del mondo da loro conosciuto, senza nulla togliere a Parigi. Longfellow con studi classici alle spalle, ricalcò i passi di Shakespeare e nel 1886 , facendo parlare uno dei suoi personaggi di Roma, affermava: lì è il centro intorno al quale tutto gravita. Nessuno può trovare la il riposo se non qui. Possono esserci altre città che ci piacciono per un poco, ma solo Roma ci soddisfa completamente. Diventa per tutti una seconda terra nativa per predilezione e non solamente per un fatto accidentale di nascita. Del resto lo scrivente, scherzando, ma mica tanto, ha sempre detto: dove uno nasce è un fatto casuale: tranne che per Roma. Quella è una scelta di Dio.
Pulcinella, scherzando , scherzando....
Goethe , che chiamava l'Italia, il paese dove fioriscono i limoni, ha scritto un "Viaggio in Italia. Tomas Mann ha scritto Morte a Venezia e così potremo andare avanti per molto, citando grandi personaggi colpiti dall'Italia e in quei tempi era molto difficile che si venisse in Italia,senza transitare o risiedere a Roma.
Adesso il tutto per spiegare che a Roma fin dai tempi passati, vi era una colonia di intellettuali stranieri , dei quali ci parla anche D'Annunzio nel suo libro: il piacere. Questa gente, come Ashby, archeologo inglese che aveva esplorato Roma in profondità, aveva trovato una nicchia di cultura e di storia, che non si fermava ad un singolo secolo o periodo, ma si estendeva dal 500 A.C. fino ai loro tempi.Campidoglio, Colosseo, Foro Romano, Trastevere medioevale, Roma Umbertina, etc, era un filo conduttore di storia e di filosofia del vivere, che una volta conosciuto, li incollava a questa città, non senza collocarli in una cerchia ristretta elitaria, che aveva fatto un'isola felice in quell'enorme isola che è Roma stessa, rispetto al resto dell'Italia. Un esempio ci può essere dato da Clara Woolson Benedict, nata il 20 dicembre del 1843,

moglie clara     marito   e si sposa con George Stone Benedict e nel 1870 ha una figlia, Clare.

Il 6 febbraio del 1871 suo marito muore in un incidente ferroviario a New York e viene seppellito negli Stati Uniti. Lei viaggia per il mondo e il 2 marzo del 1923 muore nel Veneto e chiede di essere seppellita al cimitero acattolico presso la piramide Cestia, dove era seppellita anche sua sorella fin dal 1894. Sua figlia, quando muore in Svizzera nel 1961, si fa seppellire presso lo stesso cimitero, con la madre e la zia.

E gli altri stranieri, quando morivano, dove venivano seppelliti?

Sempre nello stesso posto. Il cimitero acattolico di Roma (già cimitero degli Inglesi, o anche "cimitero dei protestanti", o nella lingua parlata "cimitero del Testaccio", o "cimitero degli artisti e dei poeti" si trova a Roma, nel quartiere di Testaccio, vicino a Porta San Paolo, a lato della Piramide Cestia. « Una mescolanza di lacrime e sorrisi, di pietre e di fiori, di cipressi in lutto e di cielo luminoso, che ci dà l'impressione di volgere uno sguardo alla morte dal lato più felice della tomba » , disse Henry James, famoso scrittore americano.
Fino a quando la Chiesa portò il peso del regno temporale, era molto difficile spiegare a Dio in terra, giustamente o ingiustamente, a colui che siede sul soglio di Pietro, che gli esseri umani sono uguali. E quindi una sottile discriminazione durata fino ai tempi della Democrazia Cristiana, che tutto ciò che era Cattolico Romano, godeva nei fatti di un leggero stato di supremazia. Non dimentichiamoci che sono gli eredi dicoloro che avevano emesso una legge, che faceva parte del Codice Teodosiano, composto tra il 429 e il 438, e inserita nel libro XVI paragrafo 10: "De paganis sacrificiis et templis" . La legge condannava in generale tutti i culti pagani. In particolare l'ultimo "articolo" (CTh 16.10.25), emesso il 14 novembre del 435, recita: "Impp. Theodosius et Valentinianus aa. Isidoro praefecto praetorio. Omnibus sceleratae mentis paganae exsecrandis hostiarum immolationibus damnandisque sacrificiis ceterisque antiquiorum sanctionum auctoritate prohibitis interdicimus cunctaque eorum fana templa delubra, si qua etiam nunc restant integra, praecepto magistratuum destrui (per ordine dei magistrati noi ordiniamo che siano distrutti tutti i Sacrari, i Templi e Delubri di essi (pagani), se ancora restino in piedi nella loro integrità )collocationeque venerandae christianae religionis signi expiari praecipimus, scientibus universis, si quem huic legi aput competentem iudicem idoneis probationibus illusisse constiterit, eum morte esse multandum. Dat. XVIII kal. dec. Constantinopoli Theodosio XV et Valentiniano IIII aa. Conss" ........ (cioè il 14 novembre del 435).Finalmente, l'interesse privato di vandalismo demolitore, si poteva fare in nome di Dio e quindi giù a distruggere e depredare, per farne calce.
Cosa minore quindi, che le norme della Chiesa cattolica vietassero di seppellire in terra consacrata i non cattolici — tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi — nonché i suicidi, questi, dopo morte, erano "espulsi" dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura (o al margine estremo delle stesse). Le inumazioni avvenivano di notte per evitare manifestazioni di fanatismo religioso e per preservare l'incolumità di coloro che partecipavano ai riti funebri. Un'eccezione venne fatta per Sir Walter Synod, che nel 1821 riuscì a far seppellire la propria figlia in pieno giorno e, per farsi tutelare da incursioni di fanatici, si fece accompagnare da un drappello di guardie. Un cimitero dedicato agli attori, creature al limite della prostituzione per quei tempi, , ad esempio, era fuori Porta Pinciana, dove adesso corre via del Muro Torto; il cimitero degli ebrei invece era sulla collina dell'Aventino di fronte al circo Massimo — ora vi si trova il roseto comunale.
Nel XVIII secolo e nel XIX secolo la zona del cimitero acattolico era chiamata "I prati del popolo romano". Si trattava di un'area di proprietà pubblica, dove si pascolava il bestiame, si conservava il vino nelle cavità createsi nel Monte dei cocci, dove i romani andavano a svagarsi. Dominava il tutto la Piramide di Caio Cestio che da secoli era uno dei monumenti più visitati dell'Urbe. Furono gli stessi acattolici a scegliere quei luoghi per le sepolture e ciò fu loro consentito da una deliberazione del Sant'Uffizio che nel 1671 acconsentì che ai "Signori non cattolici" cui toccava di morire in città venisse risparmiata l'onta di trovare sepoltura assieme alle prostitute e ai peccatori nel cimitero del Muro Torto. La prima sepoltura di un protestante di cui si abbia notizia - ma altre dovettero quasi certamente precederla - fu quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, dal nome di William Arthur, che morì a Roma dove era giunto per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia. Seguirono altre tumulazioni, che non riguardarono solo cortigiani del sovrano Stuart che si era intanto stabilito a Roma. Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d'Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando ad un uso consolidato. Nel tempo l'area aveva infatti acquisito la qualifica di cimitero degli inglesi, anche se i sepolti non provennero solo dal Regno Unito.
Le prime sepolture non furono evidenziate da alcuna memoria sepolcrale, che presero ad essere realizzate nella seconda metà del '700. Così ad esempio avvenne per quella di uno studente di Oxford, chiamato Langton[1], morto nel 1738 a 25 anni battendo violentemente la testa cadendo da cavallo. Secondo una diceria, Langton tenne un colloquio con il papa, nel quale espresse il desiderio di essere sepolto a Roma presso la Piramide Cestia. Quando, nel 1928, si tennero degli scavi presso la Piramide Cestia, fu ritrovata la tomba di Langton, con la stessa iscrizione che ora è apposta sulla sua lapide.
Per quanto molti abbiano creduto di individuare concessioni papali, il sepolcreto si sviluppò senza alcun riconoscimento ufficiale e solo alla fine del '700 le autorità presero ad occuparsene: ad essere investiti di funzioni furono le autorità laiche nella figura dei Conservatori del Campidoglio e quelle ecclesiastiche, Vicario di Roma e Vicegerente. Controlli assai blandi per la verità e solo negli anni Venti del XIX secolo il Governo incaricò un custode di sorvegliare l'area e le funzioni cimiteriali. Il disinteresse pubblico era soprattutto determinato dal fatto che nella mentalità corrente, ove i cattolici concepivano la sola sepoltura nelle chiese, la disponibilità di un cimitero che prevedeva tumulazioni nella nuda terra non veniva considerata un privilegio.
Nel 1803 fu sepolto uno dei figli di Guglielmo von Humboldt, un ministro di Prussia presso la Santa Sede, che aveva chiesto un appezzamento di terreno per seppellire sé stesso e i suoi familiari. Questo terreno, che anticamente era delimitato, si trova ora all'interno dell'area cimiteriale e sono rimasti alcuni pilastri della recinzione.Successivamente vi trovò sepoltura anche la moglie del ministro.
All'inizio del XIX secolo nell'area cimiteriale sorgevano solo degli agrifogli, e non vi erano altri ripari per le tombe sparse nella campagna, ove pascolavano le greggi. I cipressi che adornano il cimitero sono stati impiantati successivamente.
Negli anni Venti dell'Ottocento la parte originaria del sepolcreto fu chiusa e si provvide alla realizzazione di un nuovo "recinto", delimitato oltretutto da mura, che fu poi seguito da altre estensioni.Nel 1824 venne fatto erigere un fossato che cingeva la parte antica del cimitero. Anticamente erano vietate le croci o le iscrizioni, come in tutti i cimiteri acattolici, perlomeno fino al 1870. Nel 1918 furono vietate le inumazioni. Da tempo vi sono tombe comuni suddivise per nazioni: Germania, Grecia, Svezia e Romania (destinata ai romeni ortodossi apolidi).

Come indica il nome ufficiale, il Cimitero acattolico di Roma è destinato all'estremo riposo in generale dei non-cattolici stranieri, senza distinzione di nazionalità. Per lo spazio esiguo a disposizione e per mantenere intatto il carattere del luogo, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri che, per la cultura alternativa espressa in vita ("straniera" rispetto a quella dominante), per la qualità della loro opera, o per le circostanze della vita siano stati in qualche modo "stranieri" nel proprio paese. Tra loro, il politico Antonio Gramsci e lo scrittore Dario Bellezza e lo scrittore Gadda. Anzi, il luogo di sepolture di questo ultimo personaggio, ci fa capire cosa sia diventao oggi il cimitero. Dicono le cronache :
Roma L' ultima parola spettava a Giuseppina Liberati. E Giuseppina Liberati l' ha pronunciata: Carlo Emilio Gadda voleva essere sepolto a Roma. Forti di questo verdetto, il sindaco della capitale Francesco Rutelli e l' assessore alla Cultura Gianni Borgna dichiarano chiusa la partita con Milano, che le ceneri dello scrittore aveva rivendicato. Le spoglie dell' Ingegnere restano a Roma, ma non dove giacciono ora, in uno degli anonimi condomini del cimitero di Prima Porta, dietro un' insignificante lapide pateticamente ingentilita da due mazzetti di fiori finti. Verranno trasferite dove Gadda aveva chiesto, nel cimitero acattolico sotto la Piramide Cestia, detto anche degli inglesi, a fianco di Keats, Shelley e Antonio Gramsci. L' Ingegnere non espresse la sua volontà per iscritto (mai le nevrosi gliel' avrebbero consentito). Ma ne parlò con la governante - Giuseppina Liberati, appunto - che Gadda nominò erede di tutti i diritti, compreso quello di riposare in eterno dove meglio credeva. E oltre a Giuseppina Liberati, che vive ritirata in un paese della Ciociaria - lasciando che per lei si esprima un avvocato, Antonio Francione - lo scrittore confidò i suoi desideri a due nipoti, Giovanni Antonio Osnago e Giuditta Podestà. E hanno scritto due lettere al sindaco Rutelli, che le ha girate al suo collega milanese Gabriele Albertini. La querelle è dunque risolta? Le prime reazioni milanesi lo lascerebbero supporre.

Adesso,per capire il tutto, va fatta una breve notazione storica, inserendo un tassello: gli stranieri a Roma dal 1800 per dare la giusta prospettiva storica e non analizzare il tutto con gli occhi di oggi. Per esempio se lo straniero era un polacco, non stava certo agli incroci con la "polacchina", ma era un nobile benestante che viveva di rendita in giro per il mondo.
In primis non vi era emigrazione di massa per situazioni economiche in quei tempi che potessero riguardare flussi in entrata: caso mai riguardava flussi in uscita. Di conseguenza chi veniva a Roma dall'estero era quasi sempre benestante. Potevano venire dall'Impero britannico, onnipossente a quei tempi, accompagnati dai cugini di campagna americani, rumorosi, un po' volgari, ma pieni di soldi veri.
Se facendo un salto andiamo agli anni 50, erano per la maggior parte americani. Vivevano in un mondo a parte, molto poco frequentato dagli italiani, con macchine americane, libertà sessuale e ricchezza per noi inimmaginabile. Libertà sessuale che in Italia è sempre stata collegata al livello finanziario, se escludiamo le borgate e gli zingari. Belle donne di origine inglese o americana, di linguamadre inglese, erano immediatamente accettati in un mondo dove le più grandi famiglie nobili Romane, con centinaia di anni alle spalle, entravano per dare lustro, ma raramente da protagonisti. Subito dopo la guerra questi stranieri, ci guardavano per diritto di provenienza ( americani o inglesi ) o per semplice comunanza dall'essere stranieri, dall'alto in basso. L'autore di queste righe è stato dal 1966 al 1970 impiegato alla FAO, con stipendi generosi, ma con lo status di "local". L'intera organizzazione a Roma, era di circa 3000 persone in totale, locals e non locals  e risentiva ancora di tale mentalità: era un'enclave e i non locals si frequentavano strettamente tra di loro, anche se la maggior parte era di origine molto semplice, che si era avvantaggiata grazie ad un passaporto .Oggi il tutto ci fa sorridere, con le macchine americane di proprietà e prodotte dalla FIAT che  allora faceva le "utilitarie e non poswso dimenticare che a Dublino nel 1967, con un'Irlanda succube economicamente dell'Inghilterra, mi fu chiesto con vere e sincero snobbismo, se la 500 potesse affrontare le salite e ce la facesse. Il tutto peché la persona era irlandese, ma di lingua madre inglese. Come se un coatto di Tor marancia , che lavora in Romania per una delle tante aziende italiane, chiedesse ad un laurato romeno, se ha fatto le scuole medie. Bene! Quella era l'atmosfera di quei tempi.  Immaginiamoci cosa potesse accadere in quei tempi con un cimitero.
Cosa è oggi il cimitero? E' un enclave anglosassone con tanti personaggi provenienti dalla cultura europea o americana, che hanno scelto di rimanere per sempre con le loro spoglie mortali a Roma, ma fuori dalla massa romana del Verano o di Trigoria o di Prima Porta. Hanno deciso di creare uno spazio, curato superbamente all'inglese, dove pagando molto ci vai di diritto se sei straniero e ci vai per supplica, pagando ancora di più, se sei Italiano. Una "noblesse oblige" della morte, che ti trasporta in un mondo lontano, isolato ed elitario, come sono per esempio, altra istituzione romana, i Cavalieri di Malta. Nell'ambiente anglosassone, la cosa non viene certo presa alla leggera. La prestigiosissima British School in Rome, ha portato avanti dal 1984 al 2002 un lungo progetto di inventario delle persone lì seppellite. 2.2. The first project (1984-1986). Infatti storicamente la commissione generale degli ambasciatori a Roma era diventata responsabile del cimitero e si era creato un comitato estetico si era formato tra i membri delle comunità straniere a Roma come organo di consultazione e di proposte agli ambasciatori ed al direttore del cimitero. Nel 1981 si era affrontato il problema dello stato del cimitero per le incurie ed i fenomeni meteorologici di pesantissimi temporali e vandalici di uomini, occupandosi anche del fatto che durante la seconda guerra mondiale si erano persi i registri del cimitero. ( fosco dramma nel dramma!!). Si raccolsero fondi tramite dalla commissione degli ambasciatori, dal fondo svedese per la cultura, il Nordisk Kulturfondae the Carl-Bertel Nathorsts Fond, con la supervisione della British School in Rome, della Svezia, Danimarca, Norvegia ed USA. Accade che la British School in Rome non si occupi di pecorino, ma di archeologia e Ashby, sia stato un loro direttore per lungo tempo. Per i non addetti ai lavori, Ashby è il più grande archeologo mai esistito che si sia occupato di Roma. Inglese? Certamente, per tutto quello detto fin ad adesso. Quindi è inimmaginabile il lavoro certosino che la British School in Rome e altri aiutanti abbiano portato avanti.

Del resto non è l'unica enclave esistente a Roma. Per dare un'idea , Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet in arbëreshë, Chiana in siciliano ,è un comune italiano di 6.075 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia. Denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito bizantino-greco professato, è tra le più note e popolose comunità storiche arbëreshë, ed è il centro più importante delle colonie greco-albanesi di Sicilia e sede vescovile dell'Eparchia bizantina, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale. Gli abitanti parlano, oltre all’italiano, una lingua di provenienza albanese.

A Roma di enclavi di gruppi fuori dal tessuto romano, a se stanti, con regole e persino leggi personali, ve ne sono più di uno.

La F.A.O. , extraterritoriale come le ambasciate, con regolamenti propri, ma molto rigidi sull’uso degli acquisti esentasse al locale comissary. Una segretaria direzionale fu licenziata in tronco per un impiccio su poche stecche di sigarette.

I vari possedimenti del Vaticano, anche essi con regime di extraterritorialità, come il famoso caso dei Capp0uccini “oro et malboro” Dall’Unità del 23 maggio 1965 Intanto si sono appresi altri particolari sull'attività dei contrabbandieri di sigarette a Roma. Quantitativi di « americane sono stati sequestrati in questi ultimi tempi anche nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme e alla Scala Santa. L'attività dei rivenditori si svolgeva alla luce del giorno, senza che la Finanza sapesse nulla. Poi qualche « soffiata compiacente ha permesso di sequestrare stecche e stecche di sigarette. Anche per questi quantitativi, la provenienza è la stessa. Tutte le «americane ». insomma, escono da depositi tranquilli, tipo il convento dei cappuccini.

Il Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta- È riconosciuto da una parte della dottrina, seguita dalla giurisprudenza italiana e da gran parte della comunità internazionale come soggetto di diritto internazionale, pur essendo ormai privo del requisito della territorialità. In effetti l'Ordine ha come suo unico collegamento con la comunità internazionale il fatto di aver governato un tempo Rodi e poi, fino alla fine del Settecento, Malta.

La guardia svizzera del Vaticano- La Guardia svizzera pontificia è un corpo armato fedelmente al servizio del papato dal 22 gennaio 1506. Si tratta dell'unico corpo di guardie svizzere ancora operativo e per farne parte, oltre ad altri requisiti, bisogna essere assolutamente cittadini svizzeri.

 

Cimitero di guerra del Commonwealth Nel Quartiere Testaccio, di fronte al Cimitero Acattolico, c’è un altro cimitero che si vede dalla strada ed attira la nostra attenzione con il suo prato verde e le sue lapidi ordinate, ma la cui storia rimane sconosciuta alla maggior parte dei romani che, al massimo, lo conosce come “Cimitero Inglese”. Si tratta del Cimitero di Guerra del Commonwealth ed è uno dei 37 cimiteri di guerra presenti in Italia dove sono sepolti i quasi 50.000 soldati del Commonwealth, caduti sul nostro territorio durante la seconda guerra mondiale.

Roma fu liberata dall’occupazione delle forze tedesche il 3 giugno del 1944: poco dopo iniziò la costruzione del cimitero per accogliere i caduti durante l’avanzata delle forze di occupazione. Questo cimitero, come tutti gli altri in Italia, è curato dalla Commonwealth War Graves Commission, istituita nel 1917, che ha come obiettivo di non far dimenticare 1,7 milioni di persone morte durante le due Guerre Mondiali e per questo gestisce 23.000 cimiteri in 150 paesi.

 

Il nostro cimitero di cui stiamo parlando

 

Per sapere e capire alcuni personaggi che vi sono seppelliti, vedere l parte due: Il cimitero protestante pt2

 Prima di vedere l'album di Flickr sul cimitero, alla fine di questyo articolo a richiesta cliccando sul link, consultare possibilmente  Istruzioni Flickr e poi tornata a questa pagina per proseguire con l'album.

 Per vedere l'album 

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