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Un tram chiamato desiderio


Un tram che si chiama Desiderio o Un tram chiamato Desiderio (in lingua inglese: A Streetcar named Desire) è un dramma scritto dal drammaturgo statunitense Tennessee Williams nel 1947. Il debutto avvenne a Broadway il 3 dicembre 1947 per la regia di Elia Kazan, con Marlon Brando nel ruolo di Stanley Kowalsky, Jessica Tandy in quello di Blanche Dubois, Kim Hunter in Stella e Karl Malden.
La prima italiana avvenne il 21 gennaio 1949 al Teatro Eliseo di Roma per la regia di Luchino Visconti. I bozzetti scenografici erano curati da Franco Zeffirelli: la scena era strutturata come lo spaccato di una casa su due piani, con delle quinte dipinte sullo sfondo e dei praticabili per accedere al secondo piano. Nel 1951 verrà messo in scena una seconda volta, sempre da Luchino Visconti, ma a Milano, al Teatro San Babila.
Blanche DuBois è una donna tormentata, schiava dell'alcool e del sesso, che nasconde una forte inquietudine dietro un'elegante e sofisticata apparenza. Blanche arriva da una cittadina del Mississippi, Auriol, per fare visita alla sorella, Stella Kowalski, che vive con il marito a New Orleans, presso gli "Elysian Fields". Una volta scesa in stazione, è il tram chiamato "Desiderio" che la conduce allo squallido appartamento dei due.
Una volta arrivata, comunica alla sorella che Belle Reeve, la piantagione di famiglia, è stata "persa". Blanche dice di essersi presa una pausa dal suo mestiere, cioè insegnante di inglese, a causa di un attacco di nervi. In verità è stata licenziata in seguito ad una relazione avuta con un suo studente di minore età. A segnare l'esistenza di Blanche è stato anche il suo breve matrimonio segnato dal suicidio di suo marito, Allan, scopertosi omosessuale.
Stanley Kowalski, il marito di Stella, è una forza della natura: primordiale, rozzo, brutale e sensuale. Egli domina Stella in ogni modo, fisicamente ed emotivamente. Stella tollera il suo comportamento primitivo perché è ciò che in lui l'attrae di più. L'arrivo di Blanche sconvolge lo stato di dipendenza reciproca della sorella e del marito, e la sua presenza è oggetto di continue liti. Un amico di Stanley, Harold "Mitch" Mitchell, si innamora di Blanche, la quale vede in lui la possibilità di ricostruire la propria vita, sposandolo. Stanley nel frattempo scopre il passato di Blanche attraverso un collega che si reca spesso a Auriol; in particolare, scopre che la donna era solita intrattenere relazioni sessuali clandestine in un albergo della città in cui viveva, vicenda che le era valsa il licenziamento e la "scomunica" da parte della città. Stanley informa anche Stella (la quale però non gli crederà) e Mitch (che lascerà Blanche, la quale aveva da poco accettato la sua proposta di matrimonio). Stanley violenterà Blanche, e questo le causerà un forte esaurimento nervoso che la porterà a essere internata in un manicomio. Disperata per il triste destino di Blanche, Stella respingerà il marito e porterà con sé il suo bambino giurando di non tornare più a casa da Stanley.
La trama, molto pesante dal punto di vista psicologico, è dominata da caratteri a quei tempi molto lontani dai nostri, anche se stemperato dall'interpretazione di attori italiani del calibro di Rina Morelli, Vittorio Gassmann, Vivi Gioi e Marcello Mastroianni. Oggi non avrebbe più quell'impatto così violento, in quanto la nostra realtà è mutata considerevolmente. La trama, molto pesante dal punto di vista psicologico, è dominata da caratteri a quei tempi molto lontani dai nostri, anche se stemperato dall'interpretazione di attori italiani del calibro di Rina Morelli, Vittorio Gassmann, Vivi Gioi e Marcello Mastroianni. Oggi non avrebbe più quell'impatto così violento, in quanto la nostra realtà è mutata considerevolmente.
Dice la critica : scarsità di frequentazioni dei teatranti italiani nei confronti di tale famoso testo di Tennessee Williams, benché Luchino Visconti lo presentasse con maestria e vigore alle nostre platee a soli due anni dal clamoroso debutto a Broadway nel 1947 – per mano di Elia Kazan – allorché il ventitreenne Brando impose un modo di recitare nuovo che avrebbe fatto le fortune dell'Actors Studio oltreché le sue di grandioso attore e divo ribelle. D'altronde, la pièce indiziata offre agli interpreti delle parti colme di pathos, fisicità, e nondimeno ammalianti per sfumature psicologiche e anche – vivaddio! – scene madri da poter calibrare opportunamente con ogni gradazione necessaria a dirigere senso e significati possibili. Eppure sono veramente pochissimi i registi nostrani che – nell'ultimo trentennio – si sono cimentati con tale ricca congerie drammatica, ordita sui conflitti affettivi e di abissale eros fra la sfiorita e decaduta Blanche DuBois e il rude Stanley Kowalski, rampante marito d'origini polacche di Stella nonché amico di Mitch: rispettivamente, l'emancipata sorella e l'impacciato spasimante di Blanche. Un trama dipanata in una torrida New Orleans dalle tinte multietniche e dai contorni temporali un poco indefiniti, invero, a disegnare un fatiscente grande Sud americano alle prese con le contraddizioni della modernità. Non c'è dunque una solida tradizione interpretativa nazionale dietro il dramma di Williams, ad onta della sua ormai conclamata classicità."
Adesso Roma colpisce profondamente, attanaglia dolcemente, ma non è una città da pathos metropolitano, tutt'altro. E' una città, dove semmai, è sempre presente un passaggio dell'Imitatio Christi: "O quam cito transit gloria mundi" ("Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo"). Analogo il senso della locuzione "Mundus transit et concupiscentia eius" ("Il mondo passa e così la sua concupiscenza") nella prima lettera di Giovanni, rappresentato dal celebre dipinto di Juan Valdez Leal dell'Ospedale della Carità di Siviglia. Ma anche nel passaggio della "Gloria mundi" Roma, conservata sotto cellophane dal Papato, ha degli atteggiamenti differenti.
Quelli del Trilussa, nella scoperta dell'America
- E quelli ?- Quelli ? Je successe questa:
che mentre, lì, frammezzo ar villutello
così arto, p'entrà ne la foresta,
rompevano li rami cor cortello,
veddero un fregno buffo co' la testa
dipinta come fosse un giocarello,
vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta
tutta formata di penne d'uccello.
Se fermomo. Se fecero coraggio:
- Ah quell'omo! - je fecero, - chi siete?
-Eh - fece, - chi ho da esse'? So' un servaggio.

Oppure Pasquino:. Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo.
Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette "pasquinate", dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l'avversione alla corruzione ed all'arroganza dei suoi rappresentanti.
"Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini", ovvero "Quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini", che allude appunto alle spoliazioni delle parti bronzee del Pantheon fatte eseguire da Papa Urbano VIII° (Barberini) al Bernini per la realizzazione del famoso baldacchino della Basilica di San Pietro
"Per chi vuol qualche grazia dal sovrano, aspra e lunga è la via del Vaticano. Ma se è persona accorta corre da Donna Olimpia a mani piene e ciò che vuole ottiene. E' la strada più larga e la più corta", una delle tante satire rivolte contro Olimpia Maidalchini (la Pimpaccia), cognata e consigliera (e forse anche amante) di Papa Innocenzo X°.
"Fin qui arrivò Fiume", alludendo al fatto che al tempo era usanza indicare le piene del Tevere con una lapide affissa ai muri dei palazzi segnalando il livello raggiunto dalla piena con una mano dall'indice puntato; alla statua di Pasquino venne trovato un giorno affisso un disegno raffigurante una donna nuda (somigliante ovviamente alla Pimpaccia) ed una mano con l'indice puntato sul basso ventre della donna e la scritta in questione, alludendo però al fatto che Donna Olimpia aveva un maestro di camera di nome Fiume.
Quella contro Napoleone Bonaparte, accusato di portare in Francia opere trafugate durante le sue campagne belliche: Marforio a Pasquino:"E' vero che i Francesi so' tutti ladri?", risposta di Pasquino: "Tutti no, ma Bonaparte!"
In occasione della visita a Roma di Adolf Hitler, quando vennero installati dei pannelli di cartone per nascondere le miserie "Povera Roma mia de travertino, t'hanno tutta vestita de cartone, pe' fatte rimira' da 'n'imbianchino ( lavoro effettuato in origine da Hitler)"
Visita di Gorbaciov, con Roma paralizzata per due giorni, a causa delle misure di sicurezza,: "La Perestroika nun se magna, da du ggiorni ce manna a pedagna, sarebbe er caso de smamma' ce cominceno a gira (sottointese "le palle").

Cosa rende i Romani così? Massimo Catalani, nelle sue pagine, dice: "E che cé frega?" risponderebbe un romano e così risponderei pure io e me ne andrei "de Corsa". "Ndò?" " Ar Cinema!" "A vedé che?" "A vedè Quo Vadis" "E chevvordì?" "Ndò vai?" e l'altro ricomincierebbe: "Ar Cinema!".
Così scorre la vita a Roma. Quella che sembra a prima vista una cosa stupida, un lento, insipido, apparente perdere tempo è in realtà una ostentazione. E' il potere di disporre di un tempo immanente dove tutto è sempre stato così e già sai che così resterà. Il luogo dove i mutamenti del tempo si inscriveranno in un cerchio con benevolenza e indifferenza.
"Che sei cecato?" Che non vedi che le cose sono ovvie, che dietro una rivelazione ce n'è un'altra, e poi un'altra?
Un movimento infinito dove non c'è limite, non c'è altro che quello che sapevi dall'inizio!
Il carattere romano c'è, è riconoscibile ed unico. E' riconosciuto poiché è dentro il senso comune, è dentro i pensieri di coloro che hanno una idea del carattere dei romani.
"E' 'na cazzata!", infatti non sta in piedi. Nessuna idea può essere vera sul carattere dei romani semplicemente perché i romani non ci sono e pertanto non possono incarnare nessun carattere.
"Un Mito!" Esattamente!
Non esiste, quasi, un romano anzianotto che abbia avuto due bisnonni romani. Per non parlare di quanto siano pochi quelli che hanno soltanto con due nonni, romani. Gli abitanti di Roma, nella loro stragrande maggioranza sono persone che sono immigrate. Entrando a vivere nell'Urbe ne sono rimaste affascinate, ne hanno fatto proprio il mito. Hanno preso abitudini, hanno adottato espressioni lessicali, hanno impersonato caratteri, impostato posture.
Un mito collettivo incarnato oggi da un agglomerato di milioni di abitanti. "Mica poco!".
Avrò avuto 11 anni quando mi spiegarono, uomini esperti della mia età, come riconoscere una prostituta. Questa quando ti dava la mano, nascosta dal palmo dell'altro, sfregava l'anulare contro l'interno del palmo dell'altro. Infatti le prostitute erano come i carbonari, le sette segrete, i massoni e andavano in giro a sfregare le dita contro i palmi, anziché lavorare per fare soldi. Loro, secondo le nostre mentalità da bambini, dovevano dichiararsi all'intero mondo, senza alcun bisogno. Non sapevamo che in realtà, esistevano in quei tempi degli sguardi da parte di donne per bene, sposate ed insoddisfatte, che con uno sguardo mandavano messaggi di essere disposte all'avventura, nel caso lo fossero realmente. era necessario: nessun uomo avrebbe rischiato di fare avances ad una donna sposata che non le volesse e pertanto questa doveva muoversi per prima, almeno con un messaggio, come molti anni prima era il fazzolettino lasciato cadere.
Questi modelli del mondo non erano presenti nelle nostre conoscenze e quindi adattavamo il mondo a quello che noi capivamo.
Quindi un adulto da Milano Segrate, per rendere un popolo complicato e vasto estremamente semplice, diventa bambino.
Da Milano Segrate , http://forum.ilmeteo.it/showthread.php?t=125714&page=3 ci giudicano così:
I romani e le sette ossessioni capitali:scetticismo, ironia, spacconeria, spavalderia, saccenteria, astuzia ,cialtroneria, indolenza, menefreghismo, esibizionismo, oziosità (mancanza di voglia di lavorare, "la pennichella")edonismo (voglia di divertirsi, club, sport, gioco d'azzardo ecc)mancanza di senso civico"blasfemia" (poesie di Belli, antipapalismo) indifferenza verso la cultura
LE SETTE OSSESSIONI CAPITALI
la sòla (paura delle fregature), rumorosità (i caciaroni) ,il calcio, Milano (il complesso di superiorità tipico dei milanesi), il cellulare (l'esibizionismo), la raccomandazione (il nepotismo, "Conosco ergo sum") il fisco.
I TREDICI EROI DI ROMA
il Papa, il sindaco, il galletto (versione romana del seduttore alla Rugantino) , il coatto (il borgataro delle periferie di Roma, sinonimo di spacconeria spavalderia e ignoranza), la velina (altra incarnazione insieme col cellulare, della componente esibizionista del romano), il vicino di casa (catalizzatore del desiderio di socializzazione e dell'aggressività civica),lo scommettitore l'assistente portiera (la vicina di casa che sa tutto di tutti) il barista, il giornalaio, il barbiere (tutte e tre queste figure rivelano la natura ciarliera e chiacchierona del romano)
l'onorevole (il dispensatore di favori, da collegarsi alla propensione per il nepotismo e per il favoritismo) ,il chattaro (che rivela anch'esso la natura loquace del romano).
come gli si può spiegare le masse oceaniche presenti nelle provincie di tutta Italia, nor in testa, alle trasmissioni dal vivo di Fiorello alla ricerca delle veline? O i continui accenti del sud dei politici, con poche eccezioni, come l'onnipotente Andreotti, che mai appariva. O i bar fumosi e stracolmi della provincia italiana il lunedì sera a discutere di calcio. La pennichella di mezza Italia, che d'estate fa giocare i bambini fino a mezzanotte, quando al nord alle 21,30 c'è il coprifuoco. Riccardo Barchielli, ultimo patriota e partigiano, , che voleva strozzare il Papa con le budella dell'ultimo prete. Le bestemmie ricamate dei toscani, che avrebbero fuso il Belli per la vergogna provata solo nel'ascoltare. Madonna unta e bisunta! Provate a dirlo in un mezzo pubblico di Roma e vedete cosa accade. Al galletto rugantino oggi una donna romana risponderebbe a "carcin'culo.
La sineddoche, che è una figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine concettuale con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza è la patria e l'oasi nel deserto dell'ignoranza: senza approfondire si prende unaparte e si estende al mondo in modo da fare quadrare i termini della propria ignoranza. Tutto questo espresso in romano, si direbbe: mi fai capì che non hai capito un cazzo. Breve e conciso.
Tornando a boma all'inizio, tutto questo lungo panegirico, per spiegare i pensieri di un tram romano.
Diceva il Carducci in "davanti San Guido" di un treno che attraversava la Maremma:
Ansimando fuggía la vaporiera
Mentr'io cosí piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

Invece il tram romano dice:
Si lo so. Io ho a malapena 40 anni e faccio sempre lo stesso giro, ma almeno mi muovo libero e porto la gente in giro, a spasso e le vedo crescere. Voi, rovine romane, relegate dietro ai cancelli, messe in un angolo dall'800, esposte all'intemperia, ammassate alla rinfusa anche se eredi di tanto passato e tanta fatica, immobili da quasi 2000 anni, mi guardate senza potervi muovere. Io mi muovo nel mio mondo piccolo e recente, ma tuttavia scorgo in voi "sic transit gloria mundi".

 

E questa in fondo è la fine della storia bella, 

 che passa tutto : li re , le regine , li tramme , li pedoni,

 ed allora  una domanda me sorte dalle budella:

ma voi.... ancora nun ve' siete rotti li cojoni?

( Per capire tutto , click de raton  qui , poi cliccare in alto a sinistra , dove vedete scritto: "fai clic qui" poi cliccare la prima foto in alto a sinistra e poi cliccare la foto due volte o  di seguito, fino a che non comincia a muoversi per lo slideshow"

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