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In questo articolo, andremo a spasso per il tempo: siete avvisati.

Il  problema degli articoli è che tra il titolo e la stesura, passano alcune ore e delle volte si va troppo a spasso.

 Adesso , alla fine dell'articolo, tornando sul titolo, lo chiamerei forse: il rapporto tra le catacombe di Commodilla e la Garbatella. Quindi se non ve ne potrebbe fregare di meno, andate subito alla seconda parte: La catacomba di Commodilla vera e propria. Per quei pochi che rimangono:

8 giugno 2014


E' una bellissima mattinata del mese di giugno, un signore trafelato che chiameremo Giovanni, in ritardo su un appuntamento per una visita guidata, alla Garbatella, zona che i Romani antichi avrebbero definito "hic sunt leones" ( spiegazioni) e quelli odierni, lo stesso, si rivolge ad una signora che sta portando a spasso il suo cane:" Mi scusi signora, sa dove siano le catacombe di Domitilla?" La signora annuisce, in quanto le conosce bene e spiega che sono un po' distanti, verso la Cristoforo Colombo, verso l'Appia Antica. Giovanni viene da fuori Roma, anche se la conosce benissimo ed inoltre è trafelato, ma la signora non lo è, quindi lì per lì non si rende conto che è in piedi a circa 3 metri da questa norme scritta: vedi qui Come è possibile che la signora non lo sapesse? Semplice, anche se ci vorranno molte pagine per spiegare il tutto, prendendola molto alla lontana, ma di tempo ne abbiamo, la storia di Roma ne ha anche di più.


600.000 A.C. (Il comune di Roma ci informa)


Preistoria e l'età etrusca
Tutta l'area a nord ovest di Roma deve la sua conformazione fisica all'attività del vulcano Sabatino: con questo nome viene chiamato l'insieme dei crateri concentrati nella zona; dopo l'estinzione dei vulcani, si sono formati i laghi di Bracciano, Martignano, Stracciacappa, Monterosi.
Le prime manifestazioni di vulcanismo sabatino risalgono a settecentomila anni fa, con colate laviche che hanno dato origine alle spesse bancate di tufo, tipiche della regione a Nord di Roma. L'attività del vulcano Sabatino è terminata all'incirca duecentottantamila anni fa.
Il suolo coperto da detriti vulcanici, piuttosto friabili, è stato intaccato da numerosi corsi d'acqua che hanno inciso profondi solchi serpeggianti in direzione della Valle del Tevere (le valli dei fossi del Cremera, Due Ponti, Acqua traversa).
www.parchilazio.it/documenti/pubblicazioni/70_allegato1.pdf poi specifica:

• Prima fase denominata del Tuscolano-Artemisio (tra 600.000 e 300.000 anni fa)
Questa fase occupa quasi metà dell'intera vita del vulcano laziale e ha dato luogo alla messa in posto di circa 200 Km3 di prodotti vulcanici (oltre il 70% del totale). L'attività è caratterizzata da eruzioni esplosive che determinano la messa in posto di ignimbriti, con effusioni laviche e depositi di ricaduta intercalati tra i principalieventi eruttivi.
A sua volta questa prima fase può essere suddivisa in quattro cicli di attività, intervallati
da periodi di stasi. Poiché la tipologia tipica dell'attività vulcanica avvenuta in questa prima
fase è di natura ignimbritica (legata cioè al vulcanismo esplosivo) ed i centri di emissione
sono identificabili nell'area del Tuscolano- Artemisio, questi quattro cicli prendono il
nome di I, II, III e IV Colata Piroclastica del Tuscolano-Artemisio. La I Colata, la più antica
delle quattro, è impostata al di sopra della c.d. «Unità eruttiva inferiore», ed il prodotto tipico è rappresentato dai «Tufi Pisolitici» Auct. La II Colata è interposta tra due colate laviche: le lave dell'Acquacetosa (in basso) e le lave diVallerano (in alto). Essa comprende l'eruzione più importante di tutta la storia del Vulcano Laziale: una gigantesca colata piroclastica con un volume minimo calcolato pari a circa 40 km3, con uno spessore massimo di 90 metri e con una distanza massima dal centro di emissione di circa 80 km. Questo secondo ciclo avviene intorno ai 480.000 anni fa ed i prodotti oggi in affioramento che meglio lo rappresentano sono le «Pozzolane di S.Paolo» Auct. (Auctorum: ossia così definite in ambiente scientifico, N.d.R.).
Nella III Colata vengono messi in posto prodotti nettamente differenziati rispetto ai precedenti: sono le c.d. «Pozzolane nere o Pozzolane delle Tre Fontane» ed il «Tufo Lionato» Auct. Nella IV Colata, avvenuta circa 360.000 anni fa, vengono emessi alcuni tra i prodotti più noti per la diffusione e l'utilizzo per scopi applicativi: il cosiddetto «Tufo di Villa Senni» Auct.
A seguito di quest'ultimo ciclo di attività della PRIMA FASE si verifica il collasso dell'edificio vulcanico e la conseguente formazione di una caldera, detta anche recinto esterno "Tuscolano Artemisio", accompagnata dalla nascita di numerosi coni di scorie e da colate laviche.

Tutto questo per dire che Roma ha enormi depositi di tufo, che è stato usato estensivamente per costruzione con lo scavo continuo e uniforme di cave. Queste cave, probabilmente quelle abbandonate in quanto non più produttive, venivano poi usate come tombe. Il VII secolo a.C. vede il fenomeno di una notevole esplosione demografica testimoniata dal progressivo aumento dei nuclei abitativi minori. La prova di questo fenomeno è l'estendersi delle necropoli, che arrivano a contare migliaia di tombe. Quindi Roma diviene una città, che nel sottosuolo è una groviera di cave, che verranno poi scoperte, quasi duemila anni dopo. ( vedi per esempio le cave di Monteverde).

 

Vista l'estensione del successivo sviluppo, facciamo un salto laterale, andando a

 

I cacciatori di reliquie e l'incisivo di Barabba

 

Lasciate pure oggetti, bagagli culturali e pensieri qui, in quanto non ve li toccherà nessuno e torneremo a riprenderli.

 

Siamo tornati

1948-1960 D.C.
La popolazione in quel periodo passa dai circa 1.500.00 abitanti a circa 2.500.000. La costruzione di case diventa l'attività principale della città: bisogna trovare posto a circa 1 milione di persone e circa 250.000 appartamenti sono necessari. Nelle borgate, persone molto umili si improvvisano muratori e nella filmografia romana non mancano gli esempi. Nelle zone un po' più centrali, dove non è facile improvvisare e vi sono alcune forme di controllo, si sviluppano i palazzinari. Debbono per forza fare le fondamenta, anche perché il sottosuolo è pieno di acqua, altrimenti i palazzi crollano prima della consegna ed allora pali in cemento armato profondi. In questo lavoro ci si imbatte spesso in catacombe o altri luoghi di sepoltura, che potrebbero rallentare se non bloccare la costruzione ed allora il tutto viene immediatamente riempito e seppellito definitivamente. Vedere di nuovo le cave di Monteverde come esempio. Del resto, quando tirati per i capelli ( in quei tempi) quale era l'approccio delle "Belle Arti" come le chiamavano allora.

Miei studi antichi, perfezionati presso le fraschette di Marino e Frascati, quando ancora aperte come luoghi di scambi di pensieri profondi e documentati con una pignoleria "baccanale", mi hanno portato alla scoperta che l'archeologo, non è persona normodotata.

Cresciuti e sviluppati nella scuola di pensiero che tutto potrebbe essere, come anche il contrario ,vengono  tenuti saldamente a terra, dalla loro anima schizo-frenica , che rassomiglia molto allo scemo del film: il nuovo cinema Paradiso, dove afferma che la piazza è sua ( se sfuggisse vedetevelo qui ). E avendo ricevuto dallo stato l'autorità a dirlo, confina, segrega, seppellisce e dimentica, spiegando che mancano i fondi per potere fare un lavoro accurato. Così milioni di reperti giacciono in magazzini abbandonati o in siti bloccati. Le catacombe di Commodilla, ne sono un esempio eclatante. I "vecchi" del posto testimoniano che in quel piccolo parco, sono intervenuti tre volte negli anni 60, recintando e poi coprendo tutto: anfore che affioravano, cunicoli, mosaici. Ultimo intervento, nel 1953 della Commissione Pontificia di Archeologia, che è responsabiledellagestione delle catacombe. Fecero in varie ondate un lavoro bellissimo, che poi chiusero con porta di acciaio e lucchetto blindato: visibile se fai una lunga trafila di prenotazione. E' logico che diventa un oggetto misterioso, sconosciuto alla maggiore parte della gente, tranne i "vecchi" che durante laguerra ci si rifuggiavano dentro.

Devo però denunciare con profonda tristezza, che vandali, buoni a nulla, gente tarata che dovrebbe stare a casa con la catena al collo, come nella notte del 14 aprile 1971, effettuano gesti vandalici che poi autorizzano la restrizione e chiusura. Poiché certi comportamenti da esseri asociali, dovrebbero essere, secondo la legge del contrapasso di Dante, puniti da situazioni similari, li condannerei ad entrare la curva romana, durante il derby, con una maglietta della lazio, soli e non protetti per tutta la partita.

Dai lavori svolti è emerso che l'analisi dei manufatti scoperti nell'ipogeo portano a datare le catacombe dopo la metà del IV secolo, mentre altre caratteristiche la fanno risalire agli inizi del IV secolo; inoltre la stessa passio data il martirio di Felice ed Adautto negli ultimi anni di vita dell'imperatore Diocleziano (284-305): ciò lascia supporre che la cava di pozzolana fosse utilizzata in parte come luogo di sepoltura già prima della sua chiusura e della sua trasformazione in cimitero (cioè nella seconda metà del IV secolo). Le catacombe furono utilizzate per le sepolture fino al VI secolo.
In seguito, come accadde per gli altri cimiteri sotterranei cristiani, essa fu trasformata in un luogo di culto martiriale: lavori di restauro alla basilica ipogea furono eseguiti da diversi papi fino al IX secolo, segno che ancora a quell'epoca le catacombe erano luogo di pellegrinaggio di devoti cristiani. Vi sono state rinvenute anche monete con l'effigie di papa Gregorio IV (827-844): papa Leone IV (847-855) infine donò le reliquie dei martiri Felice ed Adautto alla moglie dell'imperatore Lotario. In seguito le catacombe vennero abbandonata e caddero nell'oblio.
Fu scoperta nel 1595 dall'archeologo Antonio Bosio, ma il primo ad identificarla come quella di Commodilla fu, nell'Ottocento, Giovanni Battista de Rossi. Campagne di restauro furono eseguite all'inizio del XX secolo (?) e portarono allo scavo completo del secondo livello cimiteriale (l'antica cava di pozzolana).

Di Rita Marconi Cosentino,Laura Ricciardi
Nel presente volume vengono esaminati materiali ancora in situ nelle gallerie 1,8 e 13 della «nuova regione cimiteriale» della catacomba di Commodilla in Roma e altri materiali conservati fuori sede nelle suddette gallerie e presumibilmente da quelle provenienti.
Da sottolineare l'importanza delle interrelazioni che tali materiali intrattengono con il monumento, considerando anche che già Ferrua, cui si deve lo scavo nel 1953 e le prime notizie in merito, assegnò alla «nuova regione cimiteriale» una cronologia assoluta (370-410 circa) tra le più affidabili delle catacombe romane, la quale coincide, peraltro, con il momento estremo della utilizzazione funeraria dei coemeteria extra moenia".
Ma mettiamo i puntini sulle iiiiiiiiii

Sulla base di numerose interviste effettuate a persone che nel 1950 avevano 20 anni emerge che lazona si presentava in questo modo:

 

Nel 1943, durante la guerra, le catacombe, erano provviste di luce, incluso il secondo piano, ma solo per la parte iniziale  in quanto il resto era bloccato con tavole, venivano usate come rifugio . Del resto, i bombardamenti, non erano cose da sottostimare alla Garbatella. Dicono le fonti:

Ore 11 e 25. Per più di cinquant'anni l'orologio della torre lì all'Albergo rosso ha fissato l'istante del bombardamento che il 7 marzo del '44 colpì l'intera zona. Tonnellate di tritolo piovute dal cielo cambiarono allora, in pochi attimi, la geografia dell'Ostiense seminando panico e distruzione. Le bombe rasero al suolo la maternità del lotto 41 e oltre cinquanta furono i morti.

Fu distrutta anche la famosa mensa dell'Albergo rosso, edificio che ospitava sfollati e altre persone trasferite dai quartieri distrutti per i lavori di via dei Fori Imperiali. La mensa costruita nella corte e distrutta dai bombardamenti del '43 "(...) era il ventre dell'edificio ... luogo d'arrivo dei percorsi. Aveva il compito di armonizzare lo spazio, di assorbire le irregolarità dell'edificio e di dare sfondo e luce alle molteplici prospettive interne La copertura della mensa era costituita da una" cupola a lacunari finestrati sorretta da colonne .L'immagine ... richiama il Pantheon ma la presenza delle finestrature smaterializza la massa, dando quel senso straniante che spesso possiedono le citazioni di Sabbatini

Vediamo la foto

Immaginiamoci nel 1953, data presunta di scoperta. Ma analizzziamo come era la situazione nel 1950.

mappa colorata 50

Via delle sette chiese lambiva la proprieta Serafini (spiegazioni) con un muro molto alto, del quale oggi ne manca un pezzo in quanto la parte finale è stata venduta per fare i palazzi che oggi costeggiano il parco delle catacombe, tra via delle sette chiese e via Giovannipoli: alcuni pali di fondazione entrano nelle catacombe. Alla proprietà ci si accedeva  tramite un grosso cancello , dalla quale partiva la strada/ viottolo di via Commodilla ed arrivava fino alla strada Costanzo cloro. La via Giovannipoli, che oggi lambisce il parco non esisteva.

 La parte alta della rocca di San Paolo, continuava lungo via delle sette chiese e vi erano quindi tre belle formazioni tufacee, che sovrastavano la base, oggi via Giovannipoli. e vicino al muro, nei pressi del cancello, era molto alta, quasi a livello del muro. Qui un bocciofilo, negli anni 50, costruì un campo di bocce, dove la sera si riunivano i bocciofili della Garbatella, giocando e sussurrando, per non disturbare i vicini. ( Un po' di immaginazione!!) Questi  dopo 21 giorni, chiamarono i vigili urbani, polizia e la guardia del presidente della repubblica a cavallo. Il campo fu immediatamente sconquasato con un trattorino, il quale aprì una piccola crepa dentro la quale si vedevano 10 anfore romane. Tostamente denunciate alla sopraintendenza,nel frattempo di notte   ne ruppero 6 per cercare di tirarle fuori e due sopravvissero integre. La sopaintendenza , usò del terreno locale tolto nel fare il campo e riempì la buca, anche se nel terreno vi erano tessere da mosaico romano, ma non essendo tessere del PCI furono buttate,bambino stupito lunatico quanto senza valore.

Circa 5 anni dopo, nella parte finale della spianata, vicino alla grotta 2 , vi era un altro campo, lontano dalle abitazioni e quindi sopportato. Una mattina, alla fine di una pioggia torrenziale di gironi, una bella fetta, venne giù per una diecina di metri e per una profondità di circa 7 metri. Apparvero cunicoli. La sopraintendenza, tramite cammions, riempì tutto.

La zona era una groviera di grotte ,probabilmente, anticamente cave. Vi era la numero 2 , lunga 80 metri che pareva uscissa dall'altra parte, in proprietà Serafini, verso la vaccheria, con il pozzo n. 8 che era veramente profondo, con acqua , dove i ragazzini come prova i coraggio, passavano accanto lungo la parete per proseguire verso il fondo. I pozzi erano stati segnati dall'esercito americano, che li aveva ispezionati. Questa grotta, fu anche usata come rifugio.

Vi era la 3, alla fine di quella che solo verso il 1960 diventa via Giovannipoli, che veniva usata come rifugio e ci abitava anche una famiglia. La grotta 4, che più che altro era un cunicolo, in via san Adautto, era sotto il letto di un partigiano, il quale si era scavato una via di uscita sotto il letto, a pian terreno, il quale piano terreno  tuttavia  sovrastava di 5 o  6 metri la parte scoscesa. sottostante. Durante le retate, se ne usciva tramite il cunicolo.

Tutte queste grotte sono state susseguentemente "inguattate" dai costruttori della zona.

In fondo alle piccole scarpate, vi era la "vaccheria" della proprietà Serafini. Si andava dal guardiano Angelino, con il bollitore di latte , lui lo riempiva, raccommandando di farlo bollire a lungo e buttare quello che si formava, in quanto le vacche non erano controllate. Accanto vi era la carbotecnica che produceva  il carbone vegetale, saccheggiata in tempo di guerra,dagli abitanti. Poi iniziavano le marrane, che arrivavano fino a via Costantino e le case fatte per l'E42, dove l'acqua era profonda e ci si faceva il bagno. La proprietà Pozzi, era coltivata a grano e copriva l'odierno largo delle sette chiese. Una cosa solo non aveva mutato per secoli: l'entrata alla catacomba, aperta, usata e conosciuta da tutti, fino a che non arrivò l'archeologia, per sistemare,  inventariare e chiudere.

La catacomba è un gioiello, molto più interessante  di quelle arcinote ed arciaperte di San Callisto. Non illuminate, a chi ha avuto esperienze speleologiche, danno il vero senso dell'ipogeo. Il viadotto di corso Italia, sta sotto terra, ma non è un ipogeo. Lontano da me il considerare le altre catacombe il viadotto di corso Italia. Honi soit qui mal y pense! Incluso Pulcinella, che scherzando, scherzando, diceva sempre la verità.

Poichè quella unica  lettrice che è arrivata fino a qui, è ora in catalessila descrizione della catacomba, saccheggiando a piene mani da Internet, verrà messa nella seconda parte, descritta all'inizio di questo articolo.

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